…e poi un giorno ti accorgi che sono passati dieci anni…

di Stefano Monti

 

Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto dando valore a ciascuno dei sessanta secondi, tua è la Terra e tutto ciò che contiene, e – cosa più importante – sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

Concordo pienamente con Rudyard Kipling sulla opportunità di dare il giusto valore al nostro tempo, la cui quantità disponibile costituisce l’essenza stessa della vita e rappresenta un bene troppo spesso ignorato.

Come ciclista ho dovuto fare una scelta: come riempire il mio tempo libero?

Molti ciclisti, di ogni età, non riescono a rinunciare al fascino di impegnativi allenamenti e di raccolte di numeri inerenti alcuni importanti parametri: velocità, tempo, watt, frequenza cardiaca, cadenza, ecc…

Il cicloturista, non avendo alcuna velleità agonistica, utilizza prevalentemente una sola funzione dei ciclocomputer satellitari: quella di navigazione, per mantenersi su una traccia.

Ho scelto di riempire il mio tempo con bellezza, amicizia, arte, fotografia, ispirazione, stupore, natura, esplorazione e conoscenza del territorio con enormi benefici sullo stato psico-fisico.

Quindi, dopo la inevitabile fase pseudo-competitiva, attraversata da chiunque cominci a frequentare con costanza la bicicletta, è nato da sé l’avvicinamento al cicloturismo.

 

Ne sono derivate uscite che non prevedono rigidità di tempi od orari, anzi possibilmente richiedono la disponibilità di tempo necessaria per trasformare ogni uscita in un ‘happening’ della bicicletta, comprendente la scoperta dei territori attraversati, l’apprezzamento delle specialità gastronomiche locali, quattro chiacchiere con amici o con persone appena incontrate (approfittando della naturale predisposizione diffusa ad un atteggiamento di cordialità nei confronti dei cicloturisti) ed un rientro alla base senza affanno.

Amicizia

La mancanza di obiettivi prefissati che non siano terminare il giro prima del buio, consente di essere inclusivi, estendendo la partecipazione a chiunque possieda un minimo di allenamento oppure una bicicletta a pedalata assistita, coinvolgendo amici a cui sarebbe impossibile la partecipazione ad uscite impegnative.

Può capitare inoltre che, fermatisi in una piazzetta di paese per un ristoro senza fretta, si faccia avanti una signora offrendo un vassoio di fichi appena cólti.

Episodi del genere vanno inseriti nello zaino dei ricordi e sono espressione di una apprezzabile cordialità verso gli altri che spesso si è persa nella frenesia della vita metropolitana.

Fermarsi di tanto in tanto con qualche pretesto lungo il tragitto porta con sé la possibilità di scambiare due chiacchiere con persone del luogo, venendo a conoscenza di particolari consuetudini locali o di informazioni tramandate per via popolare, nonché di personaggi alquanto bizzarri: proprio di recente, durante una sosta in un paese semideserto, ci si è fatto incontro un personaggio a metà strada fra Gimli (il nano del Signore degli anelli) ed il disneyano Dinamite Bla.

Parlandoci si è rivelato tutt’altro che sprovveduto.

Abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione che l’abito non fa il monaco!

Arte e conoscenza del territorio

Abbracciando convinto la filosofia di Carl Honorè in …e vinse la tartaruga, durante le pedalate ho iniziato a sollevare lo sguardo per guardarmi intorno. Paesaggi, edifici storici, targhe ricordo e tutto quanto possa contribuire alla conoscenza ed all’apprezzamento di quanto ci circonda, visto che senza dubbio viviamo nel paese più bello del mondo.

La conseguente curiosità mi ha spinto poi a visitare il centro storico di ogni località attraversata e, quando possibile, visitarne gli edifici di interesse presenti, oppure farne destinazione di una successiva gita senza la bicicletta. Ne è derivato un approfondimento ‘sul campo’ della conoscenza dell’immenso patrimonio storico ed artistico di cui l’Italia dispone.

Io e la mia ‘complice’, mia moglie, ci siamo trovati più volte a visitare musei od edifici storici in tenuta ciclistica. Il caso che mi viene subito in mente fu la visita al Castello di Donnafugata, in provincia di Ragusa, durante un meraviglioso tour in Sicilia. I custodi del Castello non solo non fecero obiezioni per il nostro abbigliamento, ma si prestarono anche a controllare le nostre preziose amiche a due ruote, durante la nostra visita. Unica richiesta: togliere le scarpe ‘tacchettate’. Non ci siamo certo tirati indietro!

Potrei citarne molti altri, dal labirinto di Franco Maria Fontana a Fontanellato alle innumerevoli visite durante le nostre escursioni domenicali romane, che mi hanno portato ad ulteriormente amare e conoscere la città in cui vivo, al ritmo lento di ruote e pedali. Mai in tanti anni avevo potuto apprezzare angoli tanto belli quanto nascosti. La bicicletta ed il ritmo cicloturistico consentono in tal senso il passo giusto, non troppo veloce e stressante, come quello delle automobili, né troppo lento come quello a piedi, che comporterebbe giornate per un’analoga escursione.

 Fotografia

Come ulteriore conseguenza ne è derivata la curiosità per la fotografia, che mi ha portato a cercare di migliorare le rudimentali conoscenze tecniche pregresse, legate ad un uso esclusivamente lavorativo, certamente facilitato dalle prestazioni offerte dagli attuali apparecchi elettronici.

Parafrasando Ennio Flaiano che diceva ‘meglio perdere un amico che una buona battuta’, direi che il tempo necessario per immortalare un’immagine che ci ha colpito e che sarà testimonianza futura dei luoghi visitati, val bene il rischio di perdere la ruota di qualche pedalatore un po’ troppo concentrato sulla sua prestazione.

Pur non disponendo tuttora di conoscenze di tecnica fotografica che non siano basilari, l’entusiasmo generato dalle escursioni cicloturistiche mi ha aiutato nella realizzazione di fotografie spesso apprezzate anche dai miei amici che compongono un archivio ormai non trascurabile dei luoghi visitati.

Stupore e natura

Il cicloturismo non prevede obblighi particolari, pertanto può essere praticato anche con biciclette da fuori strada come gravel o mountain bike. In tal caso, c’è la possibilità di immergersi completamente nella natura e di ritrovarsi in luoghi tanto solitari e sconosciuti quanto meravigliosi, di poter ascoltare, in perfetta solitudine, ‘il suono del silenzio’ e di ritrovarsi al cospetto del proprio respiro, dei propri pensieri, del proprio amore per quanto ci circonda, senza alcun tipo di disturbo esterno.

‘Che nel pensier rinnova la paura’ dice Dante nel I Canto dell’Inferno! Sostituiamo il termine ‘paura’ con ‘piacere’, ed ecco un altro effetto del cicloturismo.

La mia esperienza pluriennale nel Nord Tirolo, e più occasionalmente in Carnia, ha riempito i miei occhi di immagini di luoghi che sogno ad occhi aperti anche nel corso della vita cittadina, nel ‘pensier rinnovandone il piacere’, che fungono da stimolo per l’organizzazione di nuovi progetti ed itinerari.

Nel caso ci si avventuri in luoghi isolati, non bisogna però trascurare gli accorgimenti per un minimo livello di sicurezza: comunicare a qualcuno la propria méta, gli orari approssimativi, disporre di guide fisiche o cartacee, di acqua e nutrienti, di materiale di primo soccorso e di difesa in caso di incontri imprevisti, del tipo cani da guardia.

 Benessere fisico

Contemporaneamente al benessere psichico stiamo comunque svolgendo un’attività fisica. Quindi sono necessari un minimo livello di preparazione ed il controllo medico essenziale. Dopodiché, basta partire per ottenere gradualmente e senza l’affanno di tabelle da rispettare un invidiabile miglioramento delle proprie condizioni fisiche.

Fatti i debiti scongiuri, le mie analisi non sono mai risultate così buone come da quando ho iniziato a pedalare in libertà. Per non parlare degli effetti benefici, ad esempio, sul diabete. Conosco gruppi ciclistici composti esclusivamente da ex diabetici che hanno trovato nella bicicletta la migliore terapia contro obesità ed iperglicemia.

L’allenamento fine a sé stesso non ha impedito ad esempio a mia moglie, di indole assolutamente non agonistica, di conseguire un livello di preparazione tale da consentirle di scalare il Monte  Zoncolan, spauracchio di molti ciclisti.

Ispirazione

Per ultimo, ma non ultimo, poiché da alcuni anni mi diletto nella composizione di sonetti in romanesco, molto spesso le esperienze cicloturistiche sono state per me fonte di ispirazione.

Confidando nella bontà del lettore, concludo quindi allegando un verso facente parte di un sonetto composto traendo ispirazione da una mia caduta dalla bicicletta:

 

…io nun pedalo, sogno.

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