Alloro: la pianta dei poeti e degli eroi

Omeopatia

di Giovanna Rizzitiello

 

L’alloro (LAURUS NOBILIS) è una pianta aromatica perenne, appartenente alla famiglia delle Lauraceae, originaria dell’Asia Minore e diffusa in tutto il Mediterraneo.

Fin dall’antichità l’alloro è simbolo di gloria, pace e di protezione dai poteri magici negativi, in grado di allontanare malasorte e malattie contagiose.

Nelle Metamorfosi, Ovidio narra il mito della ninfa Dafne, della quale il dio Apollo era follemente innamorato. Un giorno, per sfuggire ad Apollo che la rincorreva, Dafne, vistasi persa, pregò la madre Gea di aiutarla e Gea mutò la ninfa in una pianta di alloro. Apollo, distrutto a causa della perdita della sua amata, rese l’alloro pianta a lui consacrata e simbolo di gloria e di vittoria da porre sul capo degli eroi. Anche dai Romani l’alloro era considerato la pianta del trionfo: si narra che sia stato Giove a donarla a Cesare vittorioso. Costituiva, inoltre, il massimo onore per i letterati ed in particolare dei poeti che divenivano, così… ‘Laureati’. In latino la corona di alloro era detta laurus o laurĕa, che indicava anche la pianta di lauro e, per estensione, la vittoria. Dalla parola laurĕa deriva il significato moderno.  Da ciò deriva l’uso di far indossare una corona di alloro ai neolaureati.

Le foglie e le bacche dell’alloro contengono olii essenziali come il geraniolo, cineolo, eugenolo, terpeneolo, fellandrene, eucaliptolo, pinene. Sono inoltre ricche di vitamina A, di vitamine del gruppo B come niacina e riboflavina, acido folico ed elettroliti, soprattutto potassio. In virtù della presenza di queste sostanze, l’alloro ha proprietà: digestive e carminative; diaforetiche stimolando la sudorazione in caso di febbre; espettoranti in caso di tosse; antisettiche, antivirali, antiossidanti. Aiuta a mantenere sotto controllo la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. I flavonoidi presenti regolano la concentrazione di colesterolo e trigliceridi, prevenendo quindi l’infarto e l’ictus. L’acido laurico, contenuto nelle foglie, è un repellente naturale contro insetti e parassiti.

Fin dai temi dei Greci e dei Romani erano noti suoi effetti benefici per il trattamento dell’artrite, dei dolori muscolari, delle bronchiti, di sati di stanchezza e di nervosismo. Nel Medioevo era usato di frequente per regolare il ciclo mestruale. Se esso viene usato in alte dosi può, tuttavia, avere effetti collaterali come sonnolenza, crampi addominali, diarrea e mal di testa; esso è inoltre controindicato in gravidanza ed al di sotto dei sei anni perché può generare allergie.

Anche così Febo (Apollo) l’ama e, poggiata la mano sul tronco, sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo, ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.

E allora il dio: «Se non puoi essere la sposa mia, sarai almeno la mia pianta. E di te sempre si orneranno o alloro, i miei capelli, la mia cetra, la faretra; e il capo dei condottieri latini, quando una voce esultante intonerà il trionfo e il Campidoglio vedrà fluire i cortei».

PSe dormi sugli allori… ti svegli profumato.

 

Anonimo tiburtino

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