I monasteri benedettini

I monasteri benedettini

Cartoline dal passato

di Tertulliano Bonamoneta, Maria Antonietta Orlandi

 

Monastero Santa Scolastica

Fuori della cittadina di Subiaco, all’interno dei monti Simbruini, lungo il versante destro della Valle dell’Aniene, si trovano i Monasteri benedettini.

Il maggiore è il Protocenobio di Santa Scolastica, il più antico di tutti i monasteri benedettini del mondo, ed unico ad essere sopravvissuto nei secoli dei tredici fondati da Benedetto a Subiaco. Con i suoi chiostri, la sua chiesa e la sua importante biblioteca, resta a testimoniare le origini del cenobitismo occidentale. Nonostante le invasioni e le devastazioni che si sono abbattute sui monasteri abbiano distrutto e disperso gran parte del materiale in suo possesso, la biblioteca del monastero vanta una produzione libraria veramente singolare che la portò a possedere, alla fine del XV secolo, migliaia di manoscritti.

Nel 1465 il Protocenobio di Santa Scolastica fu teatro di un memorabile avvenimento nella storia della cultura: la stampa dei primi incunaboli italiani. Attualmente la biblioteca conta più di 130.000 volumi e può essere considerata una delle biblioteche più importanti dell’Italia centromeridionale.

La mensa monastica

I monaci hanno contribuito in modo significativo alla nascita del ‘nuovo mondo’, l’Europa. Essi sono stati coltivatori, allevatori, pescicoltori, giardinieri, vivaisti, banchieri, apicoltori, silvicoltori, costruttori, architetti, farmacisti. Non solo, grazie al loro stile di vita regolare, scandita dal suono della campana, che li richiamava all’opus Dei, essi poterono impiegare il loro tempo a perfezionare le tecniche di preparazione di quei pochi prodotti primari che avevano a disposizione. Per questo si deve a loro la maggior parte dei progressi nelle attività tecniche e alimentari.

Oltre a grappe, acquavite, liquori, infusi, i monaci possedevano grandi laboratori di farmacia ed erano in grado di fabbricare elisir particolarmente curativi.

Una delle grandi tecniche, portata dai monaci, è la stagionatura dei formaggi. Sono stati in grado di perfezionare e tramandare, da una generazione all’altra, tecniche di conservazione ed invecchiamento. Ecco perché dobbiamo proprio ai monaci un gran numero di ottimi formaggi: il maroilles, il port-de-salut, il saint-nectaire, il saint-paulin, il mont des cats, il livarot, il brie della regione parigina, lo chaliny della Piccardia, i formaggi della Franca Contea e della Borgogna, il parmigiano allo zafferano, il munster (da monasterium, monastero), e tanti altri ancora.

I monasteri benedettini

Monastero San Benedetto

Salendo l’erta del monte Taleo, a strapiombo sulla gola strettissima segnata dall’Aniene, si erge il Monastero di San Benedetto o Sacro Speco, dove il santo Patriarca trascorse tre anni di vita eremitica. Il monastero è composto da due chiese sovrapposte, da cappelle e grotte, interamente affrescate in epoche diverse.

Nel cuore del santuario si erge la statua marmorea di San Benedetto adolescente, scolpita da Antonio Raggi, discepolo del Bernini (1657). Il Sacro Speco è uno scrigno di arte delle scuole pittoriche più celebri del Medioevo. Le pareti sono ricoperte di pregevoli affreschi, di cui i più conosciuti sono i ritratti di Innocenzo III e di S. Francesco d’Assisi.

La bellezza del santuario, che rimase spelonca fino al secolo XI, deriva dalla pittorica associazione irregolare di pareti murarie che si immedesimano con quelle rocciose, in un connubio tra architettura e natura, che gli fece meritare per questo la definizione di limen paradisi da parte del grande Petrarca.

La mensa monastica

Arte, cultura e tradizione sono realtà che ogni persona (visitatore) è certa di incontrare nei nostri monasteri. Forse un po’ meno scontato è il tema della mensa e di tutto ciò che ruota attorno ad essa. Sapevate che san Benedetto nella sua Regola dedica ben cinque capitoli (RB, 35; 39; 40; 41; 43) all’argomento mensa, cibo e servizio in cucina?

Non ci meravigli, dunque, il fatto che proprio nelle abbazie e nei conventi viene curata in modo particolare la gastronomia e vengono poste le basi dell’arte culinaria. Raymond Dumay nella sua opera De la Gastronomie francaise evidenzia come la mappe indicanti locali a due e tre stelle di oggi corrisponda, quasi sempre, alle proposte culinarie medievali. La grande cucina è prima di tutto tradizione. La maggior parte dei progressi compiuti all’inizio del Medioevo in merito all’economia e alle tecniche alimentari si devono alle istituzioni religiose e in particolare ai monaci.

Un esempio? La scoperta dello champagne è da attribuire ad un monaco benedettino dell’Abbazia di Hautevillers, il suo nome è dom Pérignon (1638-1715), con un procedimento di ‘doppia fermentazione’ permise al vino di produrre bollicine.

Il proverbio

Quandu vè la Cannelora da gliu verno simo fora.

Quando viene la Candelora dall’inverno siamo fuori.

Potrebbe interessarti

  •  |  | 

    Gericomio

    Con la messa in opera dell’acquedotto Claudio e dell’Anio Novus iniziati da Caligola e terminati dall’Imperatore Claudio (52 d.C.) la sete della grande capitale in espansione, circa 1 milione di abitanti già all’epoca, veniva meno; uniti all’Anio Vetus (272 a.C.) e all’Acqua Marcia (144 a.C.) apportavano all’Urbe il 75% del fabbisogno totale; l’acqua necessitava in Roma in grande quantità e non solo come fonte primaria di sopravvivenza ma anche per i giardini, le ville, le terme urbane e soprattutto per gli orti e le coltivazioni.

  •  |  | 

    Bianco e Rosso per il tuo cuore

    Nella prima variante, riportata da Nonno di Panopoli, Ampelo morì disarcionato dal dorso di un toro imbizzarrito, e fu poi trasformato in vite, recando agli uomini il dono dionisiaco del vino. Stando a Ovidio, invece, morì cadendo da una vite sulla quale si era arrampicato per cogliere un grappolo d’uva, e Dioniso lo tramutò nella stella ‘Vindemiatrix’ – in latino ‘vendemmiatrice’ – della costellazione della Vergine. Dal suo nome deriva anche l’ampelografia, la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni.

  •  |  | 

    Viale dei torrioni

    Roviano, centro a struttura concentrica, è disposto sul fianco meridionale del monte Sant’Elia sopra un breve ripiano che domina il fondovalle: in particolare controllava i traffici tra il Lazio e l’Abruzzo lungo la via Tiburtina.

    Antico insediamento degli Equi, era già abitato nell’età del bronzo. Il nome forse deriva dalla gens Rubria che possedeva nella zona qualche fondo, chiamato Rubrianum, da cui Rubianum. La storia del borgo ricorda la giurisdizione dell’Abbazia di Subiaco (sec. IX), cui venne conteso dalle famiglie Colonna, poi dai Barberini e dai Massimo.

  •  |  | 

    Cancro e sport

    Tra i miei pazienti, nell’arco degli anni 2001-2012, ho visto morire di cancro alcuni di essi.

    Undici esseri umani (nove donne e due uomini) di età compresa tra 25 e 56 anni.

    Sono rimasto molto meravigliato nel constatare che le morti erano accomunate dal fatto che, nessuno di essi, aveva praticato ‘attività sportiva o fisico-motoria organizzata’, sia in età adolescenziale-giovanile, sia nelle età successive.

  •  |  | 

    Junk food (I)

    Nell’antica Grecia vigeva la moderazione e si riteneva che il momento del pasto fosse occasione di nutrimento non solo del corpo ma anche dello spirito; nell’antica Roma fecero capolino i primi rudimentali trattati di dietologia perché ci si rese conto che gli eccessi alimentari erano fonte di un gran numero di malattie. Rimangono famosi i banchetti di età imperiale, ad esempio quelli di Lucullo, nei quali venivano servite più di cento portate.