Tag: Tivoli

I monasteri benedettini

Fuori della cittadina di Subiaco, all’interno dei monti Simbruini, lungo il versante destro della Valle dell’Aniene, si trovano i Monasteri benedettini.

Il maggiore è il Protocenobio di Santa Scolastica, il più antico di tutti i monasteri benedettini del mondo, ed unico ad essere sopravvissuto nei secoli dei tredici fondati da Benedetto a Subiaco. Con i suoi chiostri, la sua chiesa e la sua importante biblioteca, resta a testimoniare le origini del cenobitismo occidentale.

Le vecchie cartiere

La zona delle cartiere si colloca in una vallecola, che dalla remota antichità si chiama ‘in Vesta’ (in dialetto tiburtino ‘Mmesti). Nella cartolina, risalente agli anni della I Guerra mondiale, si notano varie cartiere, sorte in tempi diversi, ed altri opifici. Il panorama, che osserviamo, è quello che si può vedere dagli edifici di Via della Sibilla, oppure dal Ponte di S. Martino, che vi sorge a metà strada.

Gli oliveti di Tivoli

La Via di Pomata è una delle più note agli amanti delle passeggiate perché si affaccia su distese amene e su ampi panorami. La cartolina ci mostra un tratto di questa antichissima strada, che corre ai piedi del Monte Ripoli. L’ombra proiettata su di essa ci suggerisce che la fotografia è stata scattata di mattino, in un giorno dei primi del ‘900.

I cunicoli di Papa Gregorio

Così Van Wittel (Vanvitelli) rappresenta la cascata dell’Aniene in Tivoli nel 1720; la veduta è spettacolare: l’Acropoli in primo piano, il ponte e la chiesa di San Rocco, la città sullo sfondo, lo scorrere del fiume… Già i Romani in epoca Repubblicana, poi Imperiale, avevano canalizzato le acque allo scopo di favorire il lavoro dei mulini e degli agricoltori, abbellire ville e monumenti, e l’antica via Valeria connetteva i due lati del Regno favorendo gli scambi culturali e commerciali.

Quella ferita al cuore… di Tivoli

Il cuore è un organo unico, vitale e instancabile, che lavora 24 ore al giorno durante l’intera vita di un individuo. Le ferite del cuore rimangono tra le più impegnative nella chirurgia del trauma e il loro trattamento spesso richiede un intervento chirurgico immediato, una eccellente tecnica e un successivo ottimale postoperatorio. Le prime descrizioni di ferite penetranti del torace possono essere trovate nel Papiro di Edwin Smith risalente al 3000 a.C. Gli Egiziani, del resto, furono anche tra i primi a riconoscerne la funzione di ‘pompa’.

I misteri dei giardini di Villa d’Este

La fantastica maestosità del Giardino di Villa d’Este, con i suoi “teatri delle acque”, con le fontane “musicali”, come la Fontana della Civetta che, grazie a ingegnosi meccanismi, produce il cinguettio degli uccelli, interrotto all’apparire di una civetta, o la Fontana dell’Organo, che
emette il suono musicale dello strumento, per non parlare delle fontane dotate di scherzi d’acqua, che sorprendono gli spettatori con improvvisi getti, stupisce il visitatore trasportandolo nell’epoca in cui fu concepita, da Pirro Ligorio per il Cardinale Ippolito II d’Este, tale straordinaria scenografia.

Navigabilità dell’Aniene

Già Strabone (60a.C. – 23d.C.) parla della possibilità di navigare l’Anius, ossia l’Aniene, allo scopo di far giungere nella Roma Imperiale il lapis tiburtinus, la ‘pietra di Tivoli’, per l’edificazione dell’Urbe:

«…Tivoli città, presso la quale è un tempio ad Ercole dedicato, ed una precipitosa caduta, che il navigabile Aniene fa da un altissimo luogo, precipitandosi in una profonda valle, tutta di selve vestita fino alla città, quindi ubertosissime campagne percorre…»

Cunicoli Gregoriani e Bacino S. Giovanni

La didascalia della cartolina, che risale alla fine dell’800, ci informa che ci troviamo dinanzi alla Villa Gregoriana, nei cui pressi si aprono i due cunicoli fatti scavare da Gregorio XVI e perciò detti ‘gregoriani’. La parte che noi vediamo è quella superiore dalla caratteristica forma ad ogiva, sotto cui si trova la spalla diritta, cosicché il disegno totale dell’apertura risulta un rettangolo di base alto 2 metri e sormontato da una volta a sesto acuto.

Villa d’Este e il Giardino delle Esperidi

La fatica non vinse mai Ercole, né il dolce piacere l’animo del casto
Ippolito. Per amore di entrambe queste virtù (forza e castità) Ippolito
(d’Este) dedica questi giardini ad Ercole ed Ippolito.
Le mele d’oro che Ercole sottrasse (nel Giardino delle Esperidi) al
dragone addormentato, ora le possiede Ippolito (d’Este), il quale, memore di
ciò, volle che questi giardini fossero consacrati all’autore del dono (Ercole)”

Viale dei torrioni

Roviano, centro a struttura concentrica, è disposto sul fianco meridionale del monte Sant’Elia sopra un breve ripiano che domina il fondovalle: in particolare controllava i traffici tra il Lazio e l’Abruzzo lungo la via Tiburtina.

Antico insediamento degli Equi, era già abitato nell’età del bronzo. Il nome forse deriva dalla gens Rubria che possedeva nella zona qualche fondo, chiamato Rubrianum, da cui Rubianum. La storia del borgo ricorda la giurisdizione dell’Abbazia di Subiaco (sec. IX), cui venne conteso dalle famiglie Colonna, poi dai Barberini e dai Massimo.

Translate »