27 Novembre 2020

La medicina nella pittura

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Pablo Picasso aveva solo quindici anni quando completò Scienza e Carità nel 1987. Suo padre Josè Ruiz Blasco, maestro d’arte, nella speranza che il figlio raggiungesse la fama ed il successo a lui sfuggito, riuscì  grazie ad un amico a far esporre l’opera alla Esposizione Nazionale di Belle Arti di Madrid, dove ottenne anche una menzione d’onore.

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di Efram L. Burk

 

Scienza e carità

 

Pablo Picasso – olio su tela 197 cm x 249,5 cm- Museu Picasso,  Barcellona

 

Pablo Picasso aveva solo quindici anni quando completò Scienza e Carità nel 1987. Suo padre Josè Ruiz Blasco, maestro d’arte, nella speranza che il figlio raggiungesse la fama ed il successo a lui sfuggito, riuscì  grazie ad un amico a far esporre l’opera alla Esposizione Nazionale di Belle Arti di Madrid, dove ottenne anche una menzione d’onore.
Pablo rappresenta il padre nella figura del medico al capezzale  ell’ammalata, rendendo così, assieme alla suora sull’altro lato, un elevato grado di realismo, che diverrà noto come realismo sociale.
Infatti numerosi dipinti dell’epoca, simili per stile e soggetto (un  aziente affiancato da un medico, simbolo di scienza e progresso da un lato e sull’altro una suora od un funzionario della Chiesa,  rappresentanti spirituali ) si inseriscono in quel filone patetico –  umanitario, tipico della cultura Accademica Spagnola di fine Ottocento.

 


Goya curato dal dottor Arrieta

 

Francisco de Goya – olio su tela 114.62 cm×76.52 cm  Minneapolis Institute of Arts, Minnesota, USA

Questo autoritratto del 1819, raffigura il pittore seduto e sofferente per un grave scompenso cardiaco, con un senso di morte imminente, assistito da un medico che lo sorregge e che gli porge un bicchiere, forse con un oppiaceo, per quietargli la dispnea. Sullo sfondo alcune figure funerarie appena accennate, forse donne ( assimilabili alle Parche ) o forse servi, che guardano la scena prefigurandone l’esito infausto.
Francisco de Goya ( 1746-1828) supererà la crisi e per commossa  riconoscenza al suo amico Arrieta, gli dedicherà un anno dopo questo dipinto, come riportata nell’iscrizione autografa, nella parte inferiore della tela. La cardiopatia dell’artista potrebbe essere conseguenza della Lue, così come la nota sordità che tanto lo tormentò e lo ispirò nelle opere tardive, e che invece secondo alcuni, sarebbe derivata dalla intossicazione da piombo contenuto nei colori. Il dipinto rappresenta il legame indissolubile tra medico e paziente, nell’estremo pericolo di vita.

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