Granuli di Omeopatia

Omeopatia

di Giovanna Rizzitiello

 

 

Quando si agisce in conformità di questi stessi principi, quando il medico abbia acquisito sufficiente dimestichezza con la dottrina medica ed abbia imparato ad applicarla con intelligenza, allora si troverà a percorrere una strada ricca di soddisfazioni che gli frutterà l’amicizia ed il rispetto dei suoi pazienti. Per di più questo medico godrà di tutti i vantaggi di una coscienza pulita: una vita onesta ed irreprensibile. Non merita fiducia il medico che non sa cosa sia una vita retta.

(James Tyler Kent)

 

L’omeopatia approdò in Occidente attraverso Christian Friedrich Samuel Hahnemann (Meißen, 10 aprile 1755 – Parigi, 2 luglio 1843), medico della Sassonia che sperimentò su se stesso gli effetti della corteccia di china, utilizzata per guarire dalla febbre malarica. Hahnemann per diversi giorni prese due dracme (25,5 g) di china due volte al giorno e notò che:

I piedi, la punta delle dita…prima si raffreddarono, ero fiacco e stanco, poi il cuore cominciò a pulsare, il polso era duro e veloce, c’era un’angoscia insopportabile, un tremore (ma senza brividi) e una fiacchezza in tutte le membra, poi sentii battere la testa, rossore alle guance, sete, in breve tutti i sintomi della febbre intermittente tipica della malaria apparvero l’uno dopo l’altro, ma senza brividi febbrili veri e propri. […] Questo parossismo durava due – tre ore ogni volta e si rinnovava ripetendo la somministrazione; smisi e vidi che ero guarito.

Questo metodo sperimentale, basato sulla regola della similitudine – Similia similibus curentur – fu chiamato dal dott. Heinmann ‘Sperimentazione farmacologica omeopatica o patogenesia’. Gli studi e le ricerche di Heinmann furono pubblicati per la prima volta nel 1810, nel testo The Organon of the Healing Art, Organon dell’arte di guarire.

Grande studioso delle teorie di Hahnemann fu James Tyler Kent (1849-1916) che fece approdare l’omeopatia in America. A lui si deve la stesura del Repertory on Homeopathic Materia Medica, che ha avuto 4 edizioni, dal 1904 al 1932, tradotte in varie lingue. Sicuramente, insieme all’Organon di Hahnemann, è il testo più autorevole nel quale vengono analizzati i vari rimedi – cioè i farmaci – con associati sintomi ed effetti collaterali (aggravamenti) e interazioni, il tutto rispettando il principio della similitudine e valutando accuratamente come il sintomo può avere diverse manifestazioni a secondo dell’individuo, perché ‘ognuno fa la sua malattia’.

Agli inizi degli anni ‘50 Hans-Heinrich Reckeweg (Herford, Vestfalia, 9 maggio 1905 – Baden-Baden, 13 giugno 1985) costruisce un ponte tra l’Omeopatia e l’Allopatia attraverso l’Omotossicologia o Omeopatia anti-Omotossica, basata sullo studio dei fattori tossici per l’uomo, chiamati omotossine, identificati come cause di tutte le malattie. In pratica, l’organismo è in equilibrio in un sistema di flusso di tossine esogene ed endogene. Quando una tossina diventa particolarmente aggressiva, l’organismo reagisce innescando un meccanismo di difesa: la malattia, la cui entità e durata è legata all’aggressività della tossina, ma soprattutto alla reattività individuale. ‘Ognuno fa la sua malattia’.

A partire dal 1970, grazie a studi di Fisiologia e di Biologia Molecolare, l’Omotossicologia si pone come Medicina basata sull’evidenza e coinvolgente tutti i sistemi difensivi dell’organismo e, quindi, le reazioni alle malattie sono inserite nell’asse PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) che fa assumere una visione sempre più olistica dell’individuo fino ad arrivare alla Low Dose Medicine, in cui viene curato l’Uomo e non la malattia.

Da Hahnemann a Reckeweg, e fino alla Low Dose Medicine, l’approccio al paziente è quello che ogni medico ha: Semeiotica, Diagnosi, Scelta della strategia terapeutica, Scelta farmacologica. La scelta è rivolta alla cura ed alla risoluzione della malattia e può essere, come sempre accade, frutto anche di più farmaci, allopatici ed omeopatici. La terapia omeopatica ed omotossicologica, da Hahnemann ad oggi, è sempre stata una scelta terapeutica volta a favorire il benessere dell’individuo, una scelta che definirei collaborativa e non esclusiva. Una terapia che rafforza le difese immunitarie per una migliore risposta sia alla malattia sia alla stessa terapia allopatica.

Perdete l’abitudine di ritenere falso ciò che ignorate

e non continuate a limitare le vostre conoscenze.

 

L. Vannier

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