Categoria: Territorio da scoprire

La Rocca abbaziale di Subiaco

La Rocca Abbaziale o Rocca dei Borgia, fu costruita verso la fine dell’XI secolo dall’abate Giovanni V come castello feudale, allo scopo di instaurare il dominio monastico su Subiaco. Munita di fortificazioni, carceri, una torre d’avvistamento, stanze, appartamenti e una piccola chiesa dedicata a San Tommaso, la costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata …

Palazzo Brancaccio di Roviano

Il Palazzo Baronale di Roviano, ora Palazzo Brancaccio, era in origine una rocca fortificata per iniziativa dell’Abbazia sublacense, a cui Roviano apparteneva. Successivamente vennero apportate modifiche
ed aggiunte dai vari proprietari che ne entrarono in possesso: i Colonna, Maffeo Barberini Colonna di Sciarpa, Camillo Massimo, Marcantonio Brancaccio.
Tuttavia, l’insieme della costruzione presenta una certa omogeneità, dovuta all’utilizzo costante della pietra locale e dei mattoni nelle varie fasi edilizie.

Il castello Theodoli di Sambuci

Il castello ha seguito l’evolversi delle vicende storiche di Sambuci, divenendo di proprietà delle famiglie nobili che si avvicendarono nel tempo, quali gli Orsini, gli Zambeccari, gli Astalli, i Piccolomini ed infine i Theodoli. La sua forma è quella di un quadrilatero con quattro torri laterali. Nacque come casale-fortezza e dal Duecento al Seicento subì varie ristrutturazioni, fino a raggiungere l’attuale aspetto architettonico.

Il castello Massimo di Arsoli

Il Castello Massimo si erge a strapiombo verso Arsoli, sopra il Fosso Bagnatore, mentre, verso nord, si affaccia sul giardino e sul “campo”,  sicuramente a suo tempo destinato a piazza d’armi.
Il nucleo originario risale alla fine dell’XI secolo, ma venne acquistato da Fabrizio Massimo, con un atto stipulato con la famiglia Zambeccari, il 30 ottobre del 1574, su consiglio di San Filippo Neri.

Il monastero di Santa Scolastica

Nella Valle di Subiaco, intorno al ’500, San Benedetto fondò una comunità di dodici piccoli monasteri, ognuno con un proprio abate e tutti sotto la sua guida spirituale: un’esperienza durata trent’anni,
che segna l’inizio del monachesimo benedettino.
Di questi, il Monastero di Santa Scolastica, ritenuto il più antico monastero benedettino al mondo, è l’unico sopravvissuto. Il nucleo originario risale al VI secolo, quando Benedetto ne guidò la costruzione e lo intitolò al papa S. Silvestro.

Il Sacro Speco di San Benedetto

San Benedetto da Norcia (fine secolo V – inizi del VI) lasciò un’impronta indelebile nella Valle dell’Aniene, in particolare a Subiaco, nobilitandola spiritualmente e segnandola a tal punto da rendere inscindibile il binomio San Benedetto – Sacro Speco del Monte Taleo.
Il Monastero, incassato nella roccia a strapiombo sulla valle sottostante, è composto da due chiese sovrapposte e da cappelle e grotte, interamente affrescate in epoche diverse, si è sviluppato lungo il fianco del Monte Taleo, a partire dalle due grotte abitate da Benedetto.

I monasteri benedettini nella valle dell’Aniene

Negli ultimi due secoli dell’Impero Romano d’Occidente, fu significativo il fenomeno della presenza nella Valle dell’Aniene di singoli eremiti e di monaci riuniti in piccole comunità; i primi seguendo l’esempio di Sant’Antonio Abate (252-356), maestro in
Egitto di molti eremiti detti anacoreti, i secondi quello di San Pacomio, fondatore nel IV secolo di cenobi nella Tebaide. Questi eremiti vivevano per lo più in grotte naturali, oppure all’interno di rovine romane, che furono ampiamente sfruttate come rifugi e persino come chiese.

I tesori della Valle dell’Aniene

La Valle dell’Aniene è attraversata dal fiume più importante e noto tra quelli che nascono dai Monti Simbruini. Nasce a Fiumata, nel cuore del Parco dei Simbruini, prosegue fino a Filettino e Trevi e, dopo Comunacque si avvia, attraverso una gola impressionante, severa e bella, fino a Subiaco, da dove, dopo aver dato origine ad un salto di 120 metri d’altezza a Tivoli, prosegue la sua corsa fino al Tevere a Roma.

I misteri dei giardini di Villa d’Este

La fantastica maestosità del Giardino di Villa d’Este, con i suoi “teatri delle acque”, con le fontane “musicali”, come la Fontana della Civetta che, grazie a ingegnosi meccanismi, produce il cinguettio degli uccelli, interrotto all’apparire di una civetta, o la Fontana dell’Organo, che
emette il suono musicale dello strumento, per non parlare delle fontane dotate di scherzi d’acqua, che sorprendono gli spettatori con improvvisi getti, stupisce il visitatore trasportandolo nell’epoca in cui fu concepita, da Pirro Ligorio per il Cardinale Ippolito II d’Este, tale straordinaria scenografia.

Villa d’Este e il Giardino delle Esperidi

La fatica non vinse mai Ercole, né il dolce piacere l’animo del casto
Ippolito. Per amore di entrambe queste virtù (forza e castità) Ippolito
(d’Este) dedica questi giardini ad Ercole ed Ippolito.
Le mele d’oro che Ercole sottrasse (nel Giardino delle Esperidi) al
dragone addormentato, ora le possiede Ippolito (d’Este), il quale, memore di
ciò, volle che questi giardini fossero consacrati all’autore del dono (Ercole)”

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