Case medievali e gotiche

Cartoline dal passato

di Tertulliano Bonamoneta 

 

Questa via vide marciare le Legioni romane quando Augusto radunava la Corte estiva ed amministrava la giustizia sulle montagne; di qui passarono Catullo e Orazio; qui un giorno d’estate, nel 1469, Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, cavalcò insieme a Papa Pio IV per sfuggire la canicola; […] le turrite case medievaali che silenziose fiancheggiano la stretta Via, debbono aver visto tutto ciò!

A proposito di via del Colle

The Monthly Review N° 9, febbraio 1903

 

 

La cartolina realizzata prima del 1909, anno in cui fu spedita, reca la didascalia ‘In via del Colle – Casa Bizantina’, informando che l’edificio rappresentato si tro­vava in Via del Colle e che apparteneva all’età bizantina, che nella cultura genera­le del tempo, a Tivoli, stava a significare che la casa era ‘molto antica’. La fotografia consente di vedere due pareti, di cui una è la fronte sulla Via del Colle. Analizzandola stilisticamente deduciamo che è una tipica costruzione romanica con i suoi caratteristici dentelli e riseghe di mattoni, il cui verso indica esattamente dove era il centro della facciata. Per quanto molto rimaneggiata nei secoli, la struttura sembra appartenere ad una chiesa. In effetti, come si vede da antiche stampe, l’ingresso avveniva attraverso un portale coperto da arco gotico, che qui invece vediamo spostato a sinistra. Esso fa pensare ad una costruzione di una certa importanza.

In seguito a modifiche sostan­ziali della chiesa, successive al XIV secolo, il portale fu murato a sinistra per un nuovo ingresso all’edificio. L’arco a tutto sesto, che si apre sproporzionatamente sulla parete laterale, si può spiegare solo con il passaggio di materiali ingombranti, quali la paglia o il fieno. Il che lascia presupporre l’uso a stalla degli ambienti inferiori. Queste casupole si trovavano all’interno della cerchia muraria medievale, chia­mata Additio Fedenciana (ampliamento di Federico Barbarossa), in cui si apriva la Porta del Colle. In precedenza sarebbero state fuori della difesa cittadina e quindi difficilmente vi sarebbero sorte. Invece Federico Barbarossa allargò notevolmente la cerchia delle mura, portandole dall’attuale sede comunale alla Porta S. Giovanni e di lì, da una parte, lungo il fiume, e, dall’altra, verso la curva meridionale dell’Anfitea­tro di Bleso, dove in parte furono distrutte per lasciare il posto alla Rocca Pia. Da questo punto esse scendevano molto alte verso l’area del Convitto Nazionale, e quindi lungo il limite occidentale della Villa d’Este fino alla Porta del Colle.

 

 

Questa cartolina, interessante da vari punti di vista, deriva da un quadro a colori del noto pittore Anivitti. Vi si mette in primo piano il caratteristico selciato che nei secoli passati orna­va la nostra città, il quale, realizzato prospetticamente, concor­re a dare profondità allo spazio antistante le scale di accesso al primo piano. Su una solida colonna poggia il cosiddetto prof­ferlo, ornato da bellissimi motivi di archi gotici in serie, che sono realizzati in travertino. Il profferlo, caratteristico dell’architettura medievale del Lazio, è una sporgenza, simile ad un balcone, poggiante su una base, che si lega alla scala principale di accesso al primo piano dell’edificio. I Tiburtini debbono averlo dedotto dall’ambiente viterbese, dove nel medioevo era di largo uso. L’ipotesi è accettabile perché sappiamo del tratta­to di alleanza in quell’epoca tra le due città, che comportò scambio non solo di idee, ma anche di persone, a cui potreb­be essere piaciuto. Sul fondo, davanti ad una porta abbellita da una arco a tutto sesto del XV secolo, due donne stanno parlan­do e lavorando. Dietro compaiono le vecchie case di Tivoli poste lungo la Via Campitelli, che è un’importante strada interna di Tivoli per l’antichità del suo tracciato e per la rilevanza degli edifici che la coronano.

Fippo Anivitti (1876-1955), l’autore dell’acquerello, fece parte sia del gruppo denominato i ‘XXV della Campagna Romana’, dove ebbe il soprannome di ‘Orso’ per il suo carattere apparta­to, sia dell’Associazione degli Acquarellisti Romani. Di lui gli stra­nieri ammiravano soprattutto gli angoli e le vedute caratteristiche di Roma e dei suoi dintorni.

Quella di Tivoli rientra in questo genere di opere, da cui si potevano ricavare anche belle cartoline, come questa che abbia­mo davanti agli occhi.

 

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