22 Settembre 2021

Compliance

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Amerigo non stava in piedi. Sua moglie Flora mi aveva chiamato al telefono informandomi del problema, ma senza sapermi spiegare di più. D’altronde anche lei, come suo marito, si avvicinava oramai ai novanta e, pur essendo entrambi ancora relativamente autosufficienti, alcuni colpi cominciavano inevitabilmente a perderli.

di Emilio Merletti

Amerigo non stava in piedi.

Sua moglie Flora mi aveva chiamato al telefono informandomi del problema, ma senza sapermi spiegare di più. D’altronde anche lei, come suo marito, si avvicinava oramai ai novanta e, pur essendo entrambi ancora relativamente autosufficienti, alcuni colpi cominciavano inevitabilmente a perderli.

Quel ‘non stare in piedi’ era davvero un bel guaio, perché il motore della coppia era proprio Amerigo: era lui che si occupava di fare la spesa, di pagare le bollette, di riscuotere la pensione, e se si fermava lui la gestione economica e l’intera logistica della casa erano paralizzate.

Nel giro delle visite domiciliari di quel giorno avrei dato la precedenza a loro.

Intanto cominciavo a formulare mentalmente delle ipotesi diagnostiche: Amerigo aveva un’ipertensione arteriosa ben controllata con 10 mg. di Ramipril e 2 mg. di Doxazosina al giorno (che giovavano anche ai fastidi della sua ipertrofia prostatica), e un diabete mellito di tipo 2 per il quale assumeva, avendo una funzione renale normale, Metformina 500 mg. tre volte al giorno. Il suo diabete si sarà scompensato? Mi chiedevo. Oppure avrà avuto un problema ischemico cerebrovascolare? Un’anemia da perdita ematica? Gli elementi oggettivi che avevo a disposizione (‘non sta in piedi’) erano davvero troppo pochi! Bisognava andare a vedere.

Venne Flora ad aprirmi la porta.

A testa bassa mi fece cenno di entrare e così la seguii verso la camera da letto mentre biascicava parole incomprensibili.

Amerigo era a letto, e mi accolse con un largo sorriso.

«Non sto in piedi, dottore. Stamattina ho provato ad alzarmi, ma mi sembra di svenire, le gambe non mi sostengono».

Un rapido esame neurologico non rivelò alcun deficit motorio. Quindi una delle mie ipotesi era da scartare. Non c’erano vertigini. Non c’erano neppure tremori né sudorazione fredda. Le mucose non erano particolarmente pallide.

La glicemia su sangue capillare invece era 180 mg./dl.

«Amerigo, hai già fatto colazione?» «No dottore, sono ancora digiuno! Mia moglie l’ha chiamata al telefono e si è rimessa subito a letto. Si è alzata ora, quando lei ha suonato».

«Vediamo la pressione». Amerigo tirò il braccio fuori dalle coperte con una certa fatica, e me lo porse.

«La tua pressione è troppo bassa: 100/60. Siediti un attimo per favore».

In ortostatismo i valori scendevano ancora di più: 90/55.

«C’è qualcosa che non va. Hai sbagliato a prendere le medicine!»

«Ma no dottore, ecco, le ho qui sul comodino. Queste per la pressione le prendo la mattina, e queste per il diabete mattina, mezzogiorno e sera!»

Non faceva una piega. Bravo Amerigo.

Solo che stavi prendendo per tre volte la Doxazosina per la pressione e solo una volta la Metformina per il diabete. E questo perché il farmacista aveva, senza saperlo, scambiato la scelta dei due ‘generici’, per cui la scatola blu della Casa Farmaceutica Ics non conteneva più le tue compresse per la pressione, che erano invece nella scatola rossa della Casa Farmaceutica Ipsilon: quella che normalmente conteneva le compresse per il diabete!

Non ho nulla contro i farmaci ‘equivalenti’. Sicuramente fanno risparmiare il Servizio Sanitario e i pazienti.

E fanno anche guadagnare chi ci ha investito sopra.

Bene. Però il nodo del problema sta tutto nella discrezionalità del farmacista, sia nel proporre il ‘generico’ al paziente, sia nello scegliere di volta in volta quale marca di generico consegnargli.

Non so come si sia arrivati a questo paradosso, probabilmente sarà dipeso da uno squilibrio nei rapporti di forza tra i nostri rappresentanti e quelli dei farmacisti, ma trovo davvero surreale che la ricetta non sia più, come era da secoli, un ‘ordine del medico al farmacista’, e che ora si debba adottare esplicitamente, per iscritto, la formula ‘non sostituibile’ quando semmai dovrebbe essere concessa ad hoc la ‘sostituibilità’ di quanto prescritto, come si faceva un tempo.

Anche perché la firma sulla ricetta (e di conseguenza la responsabilità di quanto ivi indicato) è del medico.

Purtroppo quella di Amerigo non è la sola disavventura (e neanche la più grave) conseguente a questo nonsenso normativo, in un contesto, quale è quello della Medicina Generale, in cui la popolazione prevalente è di età avanzata, le condizioni patologiche sono soprattutto croniche e la ‘compliance’ (brutto anglicismo che indica la corretta ottemperanza del paziente alle prescrizioni del medico) è assai difficile da verificare.

A proposito di controllo della ‘compliance’, mi viene in mente il caso di un anziano paziente che venne a chiedermi la ricetta della ‘ medicina per la digestione’.

Io non riuscivo a capire a cosa si riferisse. Ma lui insisteva, mi spiegava che era ‘quella con sulla scatola l’omino blu’… Alla fine, l’arcano fu chiarito quando mi indicò il modo di somministrazione con un delicato gesto rotatorio della mano intorno all’epigastrio:

Utilizzava un noto gel a base di diclofenac per… massaggio addominale esterno!

 

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