Lo scafo – the hull

Commenti in cornice

di Efram L. Burk

Lo scafo (the hull) Hyman Bloom – olio su tela, 1952

Worcester Art Museum, Worcester, Massachusetts

Ebbi la convinzione dell’immortalità, di essere parte di qualcosa di permanente ed in continua evoluzione, della metamorfosi come natura dell’essere.

Così scrisse, nel 1941, il pittore ebreo-lituano Hyman Bloom, dopo aver identificato il corpo di un suo amico suicida all’obitorio. Tale esperienza segnò fortemente la sua vita spirituale e la sua opera. Nel decennio successivo, infatti, continuò a visitare obitori ed ospedali, traendo ispirazione per le sue opere più rappresentative, cercando nei corpi una verità interiore e realizzando quella pittura figurativa che influenzò la generazione di pittori noti come gli ‘espressionisti astratti’, un gruppo che comprendeva Pollock, Rothko e de Kooning.

Nato in Lettonia nel 1913, l’artista trovò certamente ispirazione nelle opere di Leonardo, Michelangelo, Caravaggio e Rembrandt, ed i suoi corpi evocano quello del Cristo nella pala d’Isenheim di Grünewald. Arrivò alla notorietà nel 1942, quando espose alcune sue opere in una mostra del Museum of Modern Art, ed il MoMa ne acquistò due, meritando così commenti positivi ed apprezzamenti sulla rivista Time. Le immagini dei cadaveri di Bloom sono certamente tra le più avvincenti e controverse. Alcuni critici le definirono morbose e raccapriccianti, mentre altri ravvidero, dopo un primo momento di ripugnanza causato dalla morte ed il decadimento delle forme, l’idea della risurrezione. Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, Bloom produsse una serie di immagini di cadavere, come The Hull (1952), The Anatomist (1953) e Slaughtered Animal (1953), che raffigurano cadaveri sezionati ed arti amputati. Le complesse opere trovano particolare suggestione nell’origine ebraica del pittore, nel suo interesse per le religioni orientali e nella sua trascendente convinzione nella rigenerazione. Benché sembri ossessionato dalla morbosità e dalla morte, è attraverso il costante interesse per il corpo umano che esprime il suo concetto di immortalità, per cui la vita non è solo ciò che sperimentiamo sulla terra.

Osserviamo il tipico stile di Bloom nel dipiento The Hull. Il cadavere è sventrato con i visceri e la gabbia toracica esposti. La gabbia toracica è sollevata da una mano dell’anatomista che tiene un coltello nell’altra. Le pennellate fluide e l’opalescenza del decadimento corporeo è resa nella tavolozza ricca di colori, per cui impiegò una vernice spessa in tonalità gioiello per realizzare un’opera che sfidi i canonici concetti di bellezza ed evochi la comprensione del vero significato di natura morta.

Bloom morì il 26 agosto 2009, all’età di 96 anni, lasciando le sue opere nelle collezioni di numerosi musei americani. Il suo lavoro e la vita hanno ispirato il film del 2009 Hyman Bloom: the beauty of all things, che riassume nel titolo ciò che lui stesso scrisse: «Il miracolo della mia vita è uno stato mentale in cui tutto è bello».

Gli storici preferiscono seppellire, più che celebrare;
in ogni evento essi trovano più facile eseguire autopsie
che resoconti su quanto sta avvenendo.


Neil Postman

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