2 Dicembre 2021

Brahms – Sinfonia n°4

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È l’ultima sinfonia di Brahms ed il lavoro in cui l’autore crea il blend perfetto tra rigidità delle strutture barocche ed afflato romantico (nell’ultimo movimento si rimanda addirittura ad un ciaccona). Esiste in quest’opera un connubio tra elementi antichi e nuovi ed un’armonia perfetta tra tragedia epica e lirismo melodico. Il primo movimento anticipa il finale: fluidità dell’impulso, ambiguità armonica ed un’architettura sonora strutturata che si svilupperanno in toto nel resto della sinfonia.
J. Brahms

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La discoteca ideale

di Cosimo Cannalire

 

È l’ultima sinfonia di Brahms ed il lavoro in cui l’autore crea il blend perfetto tra rigidità delle strutture barocche ed afflato romantico (nell’ultimo movimento si rimanda addirittura ad un ciaccona).

Esiste in quest’opera un connubio tra elementi antichi e nuovi ed un’armonia perfetta tra tragedia epica e lirismo melodico.

Il primo movimento anticipa il finale: fluidità dell’impulso, ambiguità armonica ed un’architettura sonora strutturata che si svilupperanno in toto nel resto della sinfonia.

Il movimento lento ha un che di ecclesiastico con una luminosità tonale unica, il terzo riscalda l’ascoltatore con vitalità e ritmo e l’ultimo, come già indicato, conclude la sinfonia in forma di variazione e coda con un flusso sonoro inarrestabile.

Sulle interpretazioni mi limito in questo caso ad un confronto a due.

Da una parte abbiamo Gardiner dal vivo su strumenti originali che nasconde dietro il suo aplomb un portamento musicale di stile viennese. Reminiscenze di Furtwangler affiorano qua e là nel primo movimento, mentre il secondo evidenzia con effetti di illuminazione sonora lo stile di ballata del pezzo. Grandi effetti nel terzo movimento con l’utilizzo di toni epici beethoveniani ed il quarto è volto a completare il ciclo come in forma di rondò.

Dall’altra parte abbiamo Kleiber: un disco storico all’apice della collaborazione tra direttore e Filarmonica di Vienna. La velocità è l’essenza di Kleiber, con uso massivo di ottoni e sempre un senso di tensione latente che viene resa esplicita in momenti topici. I violoncelli viennesi nel secondo movimento creano un universo sonoro di raro spessore, nel terzo Kleiber spinge i corni al limite e l’ultimo movimento chiude quest’interpretazione allo stesso tempo coraggiosa, diretta ed intima in un’apoteosi musicale. La linea interpretativa risale a Karajan e Toscanini, ma Kleiber con Vienna ne fa qualcosa di diverso visti la consuetudine e l’amore del direttore per questo repertorio.

Due versioni diverse ed affascinanti; da  una parte una limousine inglese con la sua finezza, altezzosità e classe, dall’altra la storia musicale mitteleuropea con un affascinante percorso che richiama lo Sturm und Drang in una struttura architettonica quasi apollinea pervasa però da tensioni e volute dicotomie sonore.

Dovendo dare un giudizio vorrei riportare quel che un giovane direttore finlandese, Rouvali, prossimo successore di Pekka Salonen alla Philarmonia di Londra, ha di recente dichiarato nel solido pragmatismo tipico degli scandinavi: noi viviamo nelle foreste quasi come selvaggi e quando usciamo di casa non abbiamo la cultura che circonda un viennese.

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