2 Dicembre 2021

Vaccinar… Sì!

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Un’affermazione seguita purtroppo da un ufficiale richiamo della Organizzazione Mondiale della Sanità: «Il calo delle coperture vaccinali è un’emergenza sanitaria presente in molti paesi europei e/o del ‘mondo ricco’, ma in Italia è tale da dover particolarmente preoccupare, in particolare per la scarsa copertura vaccinale nei confronti del morbillo».
vaccinarsi

Sua Sanità Pubblica

di Giorgio Bracaglia

vaccinarsi

«Occorre contrastare con decisione gravi involuzioni, come accade, ad esempio, quando vengono messe in discussione, sulla base di sconsiderate affermazioni, prive di fondamento, vaccinazioni essenziali per estirpare malattie pericolose e per evitare il ritorno di altre, debellate negli anni passati […] Lo stesso contrasto va posto quando, con scelte causate solo da ignoranza, si negano ai figli e ad altri familiari cure indispensabili. O ancora meglio ci si affida a guaritori o a tecniche di cui è dimostrata scientificamente l’inutilità. Sulla salute pubblica occorre essere rigorosi e usare fermezza quando la scelta tocca così direttamente la vita di un bambino o di qualunque persona, e comporta conseguenze per la condizione di salute degli altri, dell’intera società»
Sergio Mattarella

Con questa autorevole affermazione del nostro Presidente della Repubblica mi piace iniziare questo breve articolo sulle novità in tema di vaccinazioni in età pediatrica. Un’affermazione seguita purtroppo da un ufficiale richiamo della Organizzazione Mondiale della Sanità: «Il calo delle coperture vaccinali è un’emergenza sanitaria presente in molti paesi europei e/o del ‘mondo ricco’, ma in Italia è tale da dover particolarmente preoccupare, in particolare per la scarsa copertura vaccinale nei confronti del morbillo».
I dati al riguardo sono piuttosto eclatanti, basti pensare ai 3.842 casi di morbillo segnalati in Italia nel periodo Gennaio-Luglio 2017, provenienti da quasi tutte le regioni, anche se in prevalenza da Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. La maggior parte dei soggetti (73%) erano persone di età superiore ai 15 anni, per lo più non vaccinati (89%) o avevano ricevuto una sola dose (6%) e ben 271 sono stati i casi segnalati tra gli operatori sanitari.
Stato dell’arte

Dei 29 Paesi europei (27 dell’Unione, più Islanda e Norvegia) in 15 di essi non esistono vaccinazioni obbligatorie, mentre nelle altre 14 ne esiste almeno una. L’obbligatorietà è difesa in alcuni paesi con provvedimenti legislativi molto diversi – conseguenze penali per i genitori, sanzioni pecuniarie, difficoltà a frequentare le scuole pubbliche – o può essere molto più mite, con sanzioni solo teoriche e mai applicate, permettendo in pratica l’obiezione e l’adozione di calendari vaccinali alternativi. Anche i programmi di vaccinazione differiscono considerevolmente: sono diversi i vaccini, il tipo utilizzato, il numero totale di dosi, e la tempistica delle somministrazioni.

Storia

L’obbligo vaccinale nacque con la diffusione in Europa della vaccinazione contro il vaiolo all’inizio dell’Ottocento: risultò presto evidente che proteggendo il singolo era possibile evitare la diffusione dell’epidemia all’intera collettività a fronte però di una massiccia adesione alla pratica di prevenzione. L’introduzione della vaccinazione suscitò, oltre agli entusiasmi, anche profonde resistenze. È divertente la descrizione che Joseph Roth fa nel suo romanzo più famoso, Giobbe, di un intervento vaccinale in un borgo agricolo russo: il medico locale si presenta di fronte all’isba scortato da un gendarme armato di fucile e baionetta per effettuare la vaccinazione prescritta, «…ma Mendel Singer, il giusto, non fuggiva davanti a nessuna punizione di Dio. Attese fiducioso la vaccinazione». La scelta di intervenire in modo coatto e organizzato per tutelare la salute pubblica si inseriva in un filone di pensiero, nato in Germania, secondo cui lo Stato si deve occupare attivamente di mantenere nelle migliori condizioni di salute possibili i propri sudditi, per ottenere soldati e contribuenti sani e numerosi. Proprio la vaccinazione antivaiolosa, il primo provvedimento coattivo a essere diffuso in Europa, non tardò a trovare una violenta opposizione in Inghilterra, patria delle dottrine liberali avverse a tutto ciò che, partendo dal potere del governo, poteva interferire sulle libere scelte dei cittadini. John Locke, nella sua Epistola sulla tolleranza (1689), scriveva: «Nessuno può essere costretto ad arricchirsi e star sano. Anzi Dio stesso non salverà mai gli uomini contro la loro volontà». L’Inghilterra in un primo tempo rese la vaccinazione antivaiolosa universale e gratuita, e in seguito obbligatoria con i Vaccination Act del 1840, 1841 e 1853. Un appassionato dibattito sui limiti di intrusione del governo nell’ambito individuale si concluse con l’abolizione dell’obbligo nel 1898.

In Italia l’obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritto a scuola decadde nel 1999 dopo che per oltre 30 anni – e cioè dal 1967 – era stato invece indispensabile per l’iscrizione. Il primo passo verso le nuove norme risale al 1994 su iniziativa della Corte Costituzionale. Dello stesso anno è stata la prima circolare del Ministero della Pubblica Istruzione, seguita a sentenze della magistratura che reintegravano alla frequenza scolastica alunni non vaccinati. Da allora il Ministero ha emanato ogni anno circolari sul comportamento della scuola verso gli alunni non vaccinati. Nel luglio 1997 un parere del Consiglio di Stato ribadiva il divieto di ammettere a scuola gli alunni non vaccinati a tutela del diritto alla salute della collettività. Ma nel maggio ‘98, l’ultima sanatoria con la circolare che dava agli alunni senza certificato il diritto di partecipare a scrutini ed esami, apriva la strada alla sospensione dell’obbligo vaccinale. L’Emilia Romagna è stata la prima Regione ad aver varato una legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido. Successivamente, anche il comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Regione Toscana hanno varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l’iscrizione agli asili comunali e convenzionati.
Fino al 19 maggio 2017 in Italia erano previste 4 vaccinazioni obbligatorie: antidifterica (Legge del 6 giugno 1939, n. 891 e Legge del 27 aprile 1981, n. 166); antitetanica (Legge del 20 marzo 1968, n. 419); antipoliomielitica (Legge del 4 febbraio 1966, n. 51); antiepatite virale B (Legge del 27 maggio 1991, n. 165). Tutti gli altri vaccini erano facoltativi, anche se il Sistema Sanitario Nazionale ne favorisce l’uso e garantisce la gratuità.

Le vaccinazioni sono la più grande scoperta dell’ umanità dopo l’acqua potabile

Come avremmo dovuto agire in maniera incisiva senza l’obbligatorietà dei vaccini per non rischiare di far perdere la consapevolezza della loro importanza:
• miglioramento della qualità dei servizi vaccinali, con programmi che stabiliscano i requisiti minimi specifici (organizzativi, tecnologici e impiantistici) per l’autorizzazione all’esercizio delle attività vaccinali;
• programma di addestramento al counseling vaccinale, per medici vaccinatori, infermieri e pediatri di libera scelta;
• campagne di promozione sanitaria, che coprano l’intero territorio regionale attraverso stampa, opuscoli, radio e televisioni locali.

Non è tardivo fare counseling vaccinale, e manifesti come quello elaborato dalla Società Italiana di Pediatria possono aiutare moltissimo nel far capire che molti sono i falsi miti contro le vaccinazioni, obbedendo peraltro a quanto stabilito nel Decreto Legge.

Vaccini
Fonte: Società Italiana di Pediatria

Il 2017 verrà ricordato come l’anno dei grandi dibattiti sulle vaccinazioni perché oltre alla diatriba vaccinisti / non vaccinisti entrano in gioco il Ministro della Salute e quello dell’Istruzione. Nel dibattito è intervenuto anche Roberto Burioni, l’immunologo pro vaccini attivissimo su Facebook: «Quando parliamo del diritto allo studio ricordiamoci che anche i bambini immunodepressi, trapiantati o ammalati – nei quali i vaccini sono controindicati e infezioni come il morbillo possono essere letali – hanno il diritto di frequentare le scuole e studiare senza rischiare la vita. Questo diritto io lo vedo prevalente rispetto a quello che invocano i genitori che non vogliono vaccinare i figli». In realtà rapido ed esaustivo questa volta interviene il Piano Nazionale Vaccini 2017-2019

Vaccini

Il 19 Maggio 2017, data ormai storica, entra in gioco il Consiglio dei Ministri che, attraverso un decreto, introduce l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola: nella fascia di età da 0 a 6 anni, per poter iscrivere un bambino al nido o alla scuola dell’infanzia, è necessario essere in regola con le vaccinazioni. Altrettanto obbligatori sono i vaccini nelle scuole dell’obbligo (dai 7 ai 16 anni): in questo caso sono previste ingenti sanzioni in caso di violazione della norma (aumentate anche fino a 30 volte rispetto alle attuali), ma non il divieto di iscrizione alla scuola. In entrambi i casi, sia per gli asili che per la scuola, è comunque prevista la segnalazione delle ASL di bambini e ragazzi non vaccinati al Tribunale dei minori ‘per la sospensione della patria potestà’.

Dal Decreto alla conversione in legge abbiamo perso due dei vaccini obbligatori – frutto purtroppo di compromessi politici – come se a parlare di vaccinazioni potessero essere tutti e non prevalentemente gli esperti del settore come immunologi e pediatri. Il risultato è comunque più che soddisfacente, considerando il pregresso.
Il Decreto legge 7 giugno 2017, n. 73, Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, come modificato dalla Legge di conversione 31 luglio 2017, n. 119, prevede infatti le seguenti vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per i minori stranieri non accompagnati:

• anti-poliomielitica
• anti-difterica
• anti-tetanica
• anti-epatite B
• anti-pertosse
• anti-Haemophilusinfluenzae tipo b
• anti-morbillo
• anti-rosolia
• anti-parotite
• anti-varicella.

L’obbligatorietà per le ultime quattro (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella) è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte. Sono inoltre indicate da parte delle Regioni e Province autonome, ad offerta attiva e gratuita, ma senza obbligo, le vaccinazioni:

• anti-meningococcica B
• anti-meningococcica C
• anti-pneumococcica
• anti-rotavirus

Si è configurato così una sorta di doppio passaporto vaccinale per l’età evolutiva: il primo fa riferimento alle vaccinazioni previste dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale – ‘passaporto per la vita’ – il secondo fa riferimento a quelle previste dalla Legge sull’obbligo ai fini dell’iscrizione a scuola – ‘passaporto per la scuola’.

Vorrei concludere invitando a pensare che dietro non c’è un interesse o un complotto, considerando che le grandi aziende farmaceutiche guadagnano più dalle malattie che dalle vaccinazioni, ed è arrivato veramente il momento in cui la divulgazione corretta sia fatta da scienziati, gravissimo sarebbe infatti delegittimare le Società Scientifiche, la scienza e il sapere in genere. Concordo con chi fra noi pediatri ha detto «è un investimento culturale quello delle Società Scientifiche di far si che le vaccinazioni divengano patrimonio definitivamente radicato in tutta la popolazione» e per dirla con l’American Academy of Pediatrics «di fatto le vaccinazioni sono l’innovazione medica più importante e significativa del nostro tempo».

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