Roviano, centro a struttura concentrica, è disposto sul fianco meridionale del monte Sant’Elia sopra un breve ripiano che domina il fondovalle
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Roviano

Cartoline dal passato

di Tertulliano BonamonetaMaria Antonietta Orlandi

 

Roviano

Roviano, centro a struttura concentrica, è disposto sul fianco meridionale del monte Sant’Elia sopra un breve ripiano che domina il fondovalle: in particolare controllava i traffici tra il Lazio e l’Abruzzo lungo la via Tiburtina.

Antico insediamento degli Equi, era già abitato nell’età del bronzo. Il nome forse deriva dalla gens Rubria che possedeva nella zona qualche fondo, chiamato Rubrianum, da cui Rubianum. La storia del borgo ricorda la giurisdizione dell’Abbazia di Subiaco (sec. IX), cui venne conteso dalle famiglie Colonna, poi dai Barberini e dai Massimo. Lo splendore del paesaggio ha sempre richiamato artisti e turisti illustri come Rafael Alberti, che mentre soggiornò ad Anticoli, nelle Canzoni dell’Alta Valle dell’Aniene (1967-1971) lo canta: «Roviano mi guarda sempre / serio, nella metà del monte».

Essendo il paese essenzialmente centro agricolo, il Comune ha istituito il Museo della civiltà contadina dell’Alta Valle dell’Aniene accogliendo le testimonianze del suo passato.

Gastronomia

Mangiare bene e con sazietà era un desiderio dei nostri contadini che, però, potevano soddisfare solo a Natale, Pasqua e durante le feste patronali. Si mangiava un po’ di più degli altri giorni anche quando si lavorava alla semina, alla mietitura, alla raccolta del fieno o alla vendemmia. Alle 9 circa c’era la stoccia, una saporita colazione con pane, cipolla e alici (oppure tonno o sarde) e vino. Il pranzo arrivava con la canistrélla portata sulla testa da una donna della casa. Il pranzo era allestito con maccarunitti fatti con farina di grano o scorzasellari (rigatoni comprati). Abbondanti erano i cinìchi di carne di pecora nel sugo, il pane e il vino. Comunque, sempre piatto unico. La merenda era fatta di pane e insaccati caserecci di carne suina.

Roviano

L’erbe sarvacine

In campagna si raccoglievano diverse specie d’erbe selvatiche: le spraine, i carrozzi, le crispigne, i pèe’ella vatta, le cocce ‘e ji léperi. Dopo essere state lavate si mescolavano dentro la padella con olio,

aglio, poca acqua e sale. Venivano mangiate come piatto unico insieme alla pizza di granturco cotta sulla graticola nel focolare, accompagnate da salsicce o aringa, a cena.

Le sagre

  • Sagra dei cuzzi (pasta fatta in casa), 22 luglio.
  • Sagra dei salavaticu (frittelle), 1° settembre.

Il proverbio

Sotto la neve pane,

sotto la pioggia fame.

Inverno nevoso, raccolto abbondante,

inverno piovoso, fame e carestia.

 

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