27 Febbraio 2021

Un miracolo mancato

4 min read
‘Mani miracolose’ (Gifted hands) è un film del 2009, interpretato da Cuba Gooding Jr (titolo in italiano: Il dono), che racconta la storia di Benjamin Salomon Carson, un ragazzino nero nato nei sobborghi di Detroit che a 33 anni divenne primario di neurochirurgia pediatrica nella prestigiosa clinica universitaria John Hopkins di Baltimora. Nel 1987 Carson divenne famoso in tutto il mondo per aver partecipato alla prima separazione di due gemelli siamesi uniti alla base del cranio, divenendo pioniere di un intervento chirurgico mai eseguito e che richiese cinque mesi di preparazione e 22 ore di sala operatoria.

di Paolo Gallotti

 

 

‘Mani miracolose’ (Gifted hands) è un film del 2009, interpretato da Cuba Gooding Jr (titolo in italiano: Il dono), che racconta la storia di Benjamin Salomon Carson, un ragazzino nero nato nei sobborghi di Detroit che a 33 anni divenne primario di neurochirurgia pediatrica nella prestigiosa clinica universitaria John Hopkins di Baltimora. Nel 1987 Carson divenne famoso in tutto il mondo per aver partecipato alla prima separazione di due gemelli siamesi uniti alla base del cranio, divenendo pioniere di un intervento chirurgico mai eseguito e che richiese cinque mesi di preparazione e 22 ore di sala operatoria.

Nato a Detroit il 18 settembre 1951 in condizioni socio-economiche precarie, demotivato ed irascibile, divenne, anche grazie alla determinazione della madre, uno dei più famosi neurochirurghi del mondo. Grazie ad una borsa di studio si iscrisse alla facoltà di medicina del Michigan, lavorando durante i periodi estivi come operaio in un’acciaieria. Proprio qui acquisì la consapevolezza della sua innata manualità e coordinazione, che così definisce nella propria autobiografia:

La mia coordinazione tra occhi e mani, è stato un inestimabile vantaggio per me in chirurgia. Questo dono va oltre la coordinazione ed include l’abilità di capire i rapporti personali, per pensare in tre dimensioni.

Grazie a queste doti ed ai brillanti risultati conseguiti, fu accolto al John Hopkins Hospital, dove dopo un anno dalla sua nomina a primario eseguì una emisferectomia sul cervello di una bambina affetta da una gravissima forma di epilessia, postuma ad un’encefalite di Rasmussen. Ben rimosse la parte sinistra del cervello, e dopo dieci ore di intervento la bambina si svegliò riuscendo sia a parlare che a muovere le varie parti del corpo. Da quel momento in poi non ebbe più attacchi epilettici. Il buon esito dell’intervento ebbe uno straordinario effetto mediatico sia per l’innovazione della tecnica chirurgica utilizzata, sia perché sino ad allora quel tipo di intervento era sempre stato sconsigliato per l’elevata mortalità.

Ma fu nel 1987 che entrò nella storia, perché separò una coppia di gemelli siamesi craniopagi di sete mesi, Benjamin e Patrick Binder. Uniti nella parte posteriore della testa, li aveva portati la madre dalla Germania, nel disperato tentativo di intervenire laddove altri chirurghi non avevano accettato di operare. Mark Rogers, direttore della terapia intensiva pediatrica, coordinò l’imponente impresa. Furono coinvolti sette anestesisti pediatrici, cinque neurochirurghi, due cardiochirurghi, cinque chirurghi plastici e dozzine di infermiere e tecnici, complessivamente un’équipe di circa settanta persone. Impiegarono cinque mesi per programmare e preparare accuratamente l’intervento, che iniziò il sabato 5 settembre 1987 alle ore sette e un quarto del mattino e durò 22 ore. Dopo la separazione dei due corpicini, i neurochirurghi, Ben Carson e Donlin Long, dovettero affrontare l’ostacolo più difficile, cioè il ripristino del flusso sanguigno dopo l’arresto ipotermico, modellando una nuova vena sagittale. Un’ulteriore complicanza fu l’emorragia massiva dei piccoli vasi sanguigni cerebrali, incisi durante l’intervento e per cui furono necessari quasi sessanta flaconi di sangue. Il capo dei gemelli sarebbe stato ricostituito da una struttura a rete in titanio e mescolato poi con un impasto di ossa estratte dal loro stesso cranio, ma il cuoio capelluto ricavato non fu sufficiente per entrambi, e così richiusero la teca cranica di Benjamin con una struttura chirurgica, non riuscendo però ad installare la copertura di titanio. L’assistenza postchirurgica fu eccezionale quanto l’operazione: dopo l’intervento i bambini furono tenuti in coma artificiale per dieci giorni, e quando terminò l’effetto del fenobarbital, aprirono gli occhi ed iniziarono a guardarsi intorno. Tuttavia, tre settimane prima di tornare in Germania, Patrick ebbe un arresto respiratorio, con un danno cerebrale irreversibile che lo lasciò in stato vegetativo. Il gemellino Benjamin invece recuperò in parte, benché non abbia mai imparato a parlare né a mangiare da solo. In un’intervista del 1993, la madre Teresa denunciò pubblicamente il suo senso di colpa per aver voluto far sottoporre i suoi piccoli all’operazione, pregiudicando nel dubbio una minima qualità di vita. Ma al di là delle riflessioni di natura etico-morale, questo intervento segnerà comunque la storia della Neurochirurgia, precorrendo le attuali e più moderne tecniche di separazione di gemelli siamesi craniopagi, considerando comunque che circa la metà dei gemelli siamesi muore nelle prime ore dalla nascita, mentre per gli altri il tasso di sopravvivenza è compreso tra il 5 e il 25%. Nella sua vita Carson ha ricevuto numerose onorificenze e riconoscimenti, tra cui 61 dottorati honoris causa e la Presidential Medal of Freedom, il più alto riconoscimento civile degli Stati Uniti, conferitagli nel 2008 dal presidente George W. Bush Jr. Nonostante la sua straordinaria carriera, il partito repubblicano propose marginalmente una sua candidatura alle elezioni presidenziali, considerandolo inesperto nella politica, ma presentandolo come l’alternativa afroamericana a Barack Obama. Oggi, questo famoso neurochirurgo ed ex candidato alle primarie, è il ministro dell’Edilizia e dello Sviluppo Urbano nella amministrazione Trump. Proprio nei suoi discorsi pubblici nelle periferie e nei sobborghi da cui proviene, cerca di motivare i giovani con il proprio esempio, ad imperniare la vita sulla determinazione e sulla realizzazione dei desideri con le proprie forze e la fede in Dio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by Mario Gentili - SPELS © All rights reserved.
Translate »