27 Novembre 2020

Lo sport al tempo del COVID-19

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Ora più che mai bisogna guardare con attenzione tale realtà e sforzarsi di ‘leggerla’ ed ‘interpretarla’ per capirne i significati, i contenuti e le finalità. Non più tifosi di calcio ma, ogni mattina al risveglio, il desiderio di effettuare attività motoria è assillante. Il cuore, i polmoni, le articolazioni ed i muscoli, sono obiettivo vitale da rafforzare, rinvigorire e tonificare. Quasi a voler dimostrare a sé stessi che l’essere vivi si identificasse con l’attività fisico-motoria.

Salute & sport

di Nicola Iacovone

 

 

All’improvviso abbiamo scoperto di essere tutti dei veri sportivi praticanti.

Ora più che mai bisogna guardare con attenzione tale realtà e sforzarsi di ‘leggerla’ ed ‘interpretarla’ per capirne i significati, i contenuti e le finalità. Non più tifosi di calcio ma, ogni mattina al risveglio, il desiderio di effettuare attività motoria è assillante. Il cuore, i polmoni, le articolazioni ed i muscoli, sono obiettivo vitale da rafforzare, rinvigorire e tonificare. Quasi a voler dimostrare a sé stessi che l’essere vivi si identificasse con l’attività fisico-motoria.

Questa, la magia dello sport che si è innescata durante la ‘quarantena’.

Fino ad ora, per molti di noi, questa parola aveva un significato diverso. Finalmente abbiamo capito che il divenire umano, prerogativa essenziale dell’esistenza, è determinato concettualmente dagli elementi ‘spazio’ e ‘tempo’ da cui fluisce movimento inteso come divenire e, quindi, rappresentazione sintetica dell’azione umana. Prima di allora, camminare a passo spedito sui marciapiedi vicino le proprie abitazioni, sopra i terrazzi, i balconi, salire le rampe delle scale senza l’uso dell’ascensore, fare ginnastica nella propria casa vicino la finestra ascoltando la musica, incamminarsi per fare la spesa o per recarsi dal medico di famiglia oppure in farmacia, portare a spasso il cane, buttare l’immondizia, erano concepite come una azione assurda e desueta, inconciliabile con il proprio stile di vita, percepita persino come delirio.

Camminare è la più antica, naturale e istintiva attività dell’uomo, anche se spesso è identificata, storicamente ed antropologicamente, come mezzo di espressione di migrazione e povertà: esodi biblici, viaggi dei profughi, eserciti in marcia ma anche fuga dalle epidemie. Il cammino può portare da qualche parte oppure da nessuna, è fine a se stesso, ma non perde mai di dignità e nobiltà. È un’azione lenta, silenziosa e ritmica, che non disturba il pensiero, anzi stimola la riflessione permettendo di osservare anche le cose più piccole.  Faticosa ma non estenuante, consente di sentire e percepire il proprio corpo e di apprezzare le distanze guadagnate, un passo alla volta. Autonoma, non si deve fare ricorso a mezzi meccanici, si parte e ci si ferma quando lo si desidera, si procede al proprio ritmo.

Eppure, ora, durante questa pandemia, lo si fa in maniera spontanea, coscienziosa, con fierezza e metodicità.

Provate a riflettere quanto spesso vi sentite estranei al vostro luogo di vita a causa dei ritmi incessanti e a come percorriamo le solite strade, nei soliti tempi e con le solite abitudini. Quindi, mai come in questo momento, camminare, oppure fare ginnastica a corpo libero, rappresentano per tutti noi il mezzo per una nuova coscienza del corpo, per conoscerne i limiti ma anche per prevenire e curare alcune malattie, nel rispetto dell’ambiente e della cultura sociale in cui viviamo. Uno stile di vita salutare ed un modo per riappropriarsi del luogo in cui si abita o si frequenta, conoscendolo meglio ed usandolo per tonificarsi, rilassarsi e, volendo, anche divertirsi. Questo è il giusto valore dello sport.

Mai come ora l’applicazione di tutte queste regole rendono ‘vitale’ la quotidianità di ciascuno di noi, rafforzandone il concetto di movimento che è patrimonio culturale di ognuno. Il ‘movimento’, inteso come azione di un corpo, è una caratteristica di tutti gli esseri viventi ed in particolare dell’uomo: ne determina il suo comportamento, la sua struttura organica e psichica (nuova coscienza del corpo), lo pone a contatto dei simili, lo fa comunicare e di conseguenza ne caratterizza globalmente la sua esistenza. Il movimento è cultura intesa come pensiero da cui scaturisce azione e, nell’accezione antropologica, è la proiezione esterna dell’organismo biologico. L’era moderna, sempre più tecnologica, inevitabilmente ci allontana dalla consapevolezza del proprio corpo, e le uniche proiezioni esterne di esso, purtroppo, si estrinsecano esclusivamente nell’applicazione mentale intesa come lavoro intellettuale. Con lo sport si acquisisce metodo di allenamento, di lavoro e di studio, dove la responsabilità individuale è parte integrante della responsabilità collettiva.

Quando tutto sarà finito e avremo debellato il Covid-19, speriamo di aver dato un nuovo significato etico ed estetico allo sport. Dove per ‘etica’ si deve intendere l’insieme dei capisaldi, dei punti di riferimento, delle norme, dei valori e dei comportamenti che ciascuna persona deve avere per relazionarsi ed umanizzarsi, insieme agli altri e con se stesso e, nel caso dello sport, contestualmente a tutti coloro che lo praticano. Passeggiare, camminare, correre, andare in bicicletta, oppure visitare città o musei e apprenderne la cultura insita in esse – la nostra Bella Italia! – conoscere le abitudini enogastronomiche loco-regionali (educazione alimentare), ecc., dovrebbero rappresentare per l’uomo moderno (globalmente inteso), un impegno quotidiano in base alle individuali disponibilità. I mari, le montagne, le colline e le campagne, per le peculiarità climatiche possedute e per le regole di vita abituali, non rappresentano soltanto ambienti alternativi alla città, ma sempre più spesso il luogo dove è possibile impegnarsi in sollecitazioni fisico-motorie, intellettive e gustative, nuove e inconsuete e questa percezione sensoriale è l’aspetto ‘estetico’ dello sport.

Lo sport allena diverse forme di intelligenza: fisico-motoria, emotiva e sociale, ma anche tattica e strategica. Nasce un nuovo concetto di sport che va oltre le comuni attività quotidiane vitali e obbligatorie, per poi realizzarsi in nuovi valori, regole e scelte di movimento che condizionano qualità interiori che, prima di tutto questo, erano sconosciute: diritto di praticare attività fisico-motoria confacente alle personali attitudini, ma anche perseveranza e coraggio.

Lo sport è divertimento e gioco ma anche sudore e fatica, a volte dolore, rabbia e angoscia, ma soprattutto è riscatto, passione, impegno, determinazione ed anche, gioia e bellezza. Dopo questo periodo di ‘lockdown’, è questo il messaggio che dovremmo lasciare alle future generazioni alla luce di tutto ciò che è avvenuto: lo sport visto come ‘bene pubblico’ da tutelare e salvaguardare.

Mens sana in corpore sano: quale valore al tempo del Covid-19?

Scriveva Decimo Giunio Giovenale:

Allora, se qualcosa vuoi chiedere ai numi…devi pregarli che ti diano una mente sana in un corpo sano!

E ancora:

Chiedi un animo forte, che non tema la morte, che ponga la lunghezza della vita come l’ultimo dono di natura, corruzione degli animi che sappia tollerare qualunque fatica, che ignori collera, non abbia desideri e preferisca le dure fatiche di Ercole, i suoi travagli, agli amori lascivi, alle cene e alle piume di Sardanapalo.

(Giovenale, Sat. X, vv. 355-356)

Giovenale, poeta latino vissuto a Roma nel I secolo d.C., noto per la sua satira ‘indignata’, che prende ispirazione direttamente dalla degenerazione dell’umanità che il poeta osserva, in quel periodo, intorno a sé. Accumulo senza scrupoli di potere e denaro, corruzione degli animi e conseguente decadenza dei costumi: queste le tematiche affrontate dal poeta satirico nei suoi scritti sferzanti. La satira decima, da cui la citazione è tratta, serve a mostrare, in sostanza, la superbia e la vanità dei beni materiali che gli uomini cercano di conseguire con ogni mezzo: ricchezza, fama e onore. Solo colui che è sapiente si rende conto che tutto ciò è, non solo fuggevole, ma anche rovinoso ed effimero e le uniche preghiere da rivolgere alle divinità, che conoscono i bisogni degli uomini, sono la sanità dell’anima e la salute del corpo. Chi non ha una mente saggia difficilmente prenderà la via giusta, chi ha un corpo debole non sarà capace di resistere e procedere su quella via. Una singola frase, estrapolata dal suo contesto d’origine, può prendere un significato anche molto diverso da quello autentico, a causa della ‘visione deformata’ che la realtà in cui viviamo ci induce ad usare come metro di giudizio e pensiero. Chiunque voglia prendersi cura della propria salute e soprattutto dell’integrità psico-fisica, deve possedere una forte e solida mentalità, tale da considerare la pratica sportiva come abitudine in tutte le sfere della propria vita di relazione: psico-emotiva, mentale, sociale ed anche fisica.

Per tali motivi, il significato moderno ed attuale della frase di Giovenale è quello comunemente conosciuto ed accettato, oltre a quello più diffuso nell’uso comune. Vi è una stretta correlazione tra le capacità motorie, mnemoniche ed attentive: un esempio tra tutti è la pratica sportiva negli atleti diversamente abili… la grande bellezza dello sport!

 

Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però, non trattenerti mai!”



Madre Teresa di Calcutta

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