22 Settembre 2021

La Rocca abbaziale di Subiaco

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La Rocca Abbaziale o Rocca dei Borgia, fu costruita verso la fine dell’XI secolo dall’abate Giovanni V come castello feudale, allo scopo di instaurare il dominio monastico su Subiaco. Munita di fortificazioni, carceri, una torre d’avvistamento, stanze, appartamenti e una piccola chiesa dedicata a San Tommaso, la costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata ...

Territorio da scoprire

di Roberto Giagnoli

 

La Rocca Abbaziale o Rocca dei Borgia, fu costruita verso la fine dell’XI secolo dall’abate Giovanni V come castello feudale, allo scopo di instaurare il dominio monastico su Subiaco. Munita di fortificazioni, carceri, una torre d’avvistamento, stanze, appartamenti e una piccola chiesa dedicata a San Tommaso, la costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata, fu restaurata nel 1476 dal cardinale Rodrigo Borgia, che la dotò di una torre quadrangolare munita di merlature, feritoie, carceri e trappole, allo scopo di difendere la parte più antica della costruzione. Il cardinale Rodrigo e la sua famiglia abitarono nella Rocca e, secondo alcuni storici, qui nacquero, nel 1476 e nel 1480, Cesare e Lucrezia Borgia, figli di Rodrigo e della sua amante Vannozza Caetani.
Dopo il cardinale Rodrigo la Commenda passò al cardinale Giovanni Colonna e ad altri membri del suo casato.
Durante il dominio della potente famiglia, a causa dei rapporti difficili con la Santa Sede, Subiaco fu teatro di scontri fra gli eserciti e la Rocca fu in parte demolita dall’esercito pontificio.
Nel 1778 l’architetto Pietro Camporese, per volere di Pio VI, trasformò la costruzione in residenza per l’abate commendatario. Vi alloggiarono anche i papi Pio II, Pio VI, Gregorio XVI e Pio IX.
Dopo la soppressione della Commenda (1915) la Rocca Abbaziale venne affidata all’abate di Santa Scolastica e non fu più usata come residenza.
Il complesso è costituito da tre fabbricati, diversi anche per epoca di costruzione.
Il secondo piano dell’edificio centrale è formato da sette camere, che costituiscono gli Appartamenti Braschi.
Gli affreschi che ricoprono le pareti delle prime tre sale e riproducono i Castelli Abbaziali, risalgono alla seconda metà del Settecento e sono opera di Liborio Coccetti e dei Fratelli Zuccari.

La quinta camera, cui si accede attraverso un transetto, era la  Sala del Trono dell’abate commendatario.
Delle decorazioni e dei dipinti originari, restano, purtroppo, solamente gli affreschi della volta, dove si trova il Trionfo di Pio VI, circondato da sette figure allegoriche, rappresentanti la Pace, la Giustizia, la Fede, la Fortezza, la Sapienza, la Purezza e la Prudenza.
La settima stanza era la camera da letto dell’abate, divisa in due ambienti; nel primo sono presenti, oltre al Trionfo di Pio VI, affreschi di motivi mitologici e sacri e tre piccoli affreschi riproducenti Gesù che conferisce il primato a San Pietro, Gesù che cammina sulle acque e San Pietro che resuscita un morto. Nel secondo ambiente, dove si trovava il letto dell’abate, si trova una splendida volta impreziosita da nove affreschi, tra i quali spicca, al centro, la Gloria di Dio e dei Santi.
Al primo piano si trovano gli Appartamenti Colonna-Macchi e la Cappella Palatina. Nel Salone Colonna, anche detto Salone dei Banchetti, si trova una volta affrescata con al centro uno stemma in pietra del casato. Dalle stanze restaurate dall’ultimo commendatario, il cardinale Luigi Macchi, si raggiunge la Cappella Palatina, ottagonale, in stile neoclassico-barocco, con presbiterio quadrato. Al centro di una cornice a raggera si trova un quadro della Madonna del Buon Consiglio, alla quale la cappella è dedicata.
Il cardinale Macchi fece restaurare la cappella nel 1899, come ricorda l’epigrafe marmorea sulla porta, coronata da uno stemma del commendatario.
Alcuni ambienti della Rocca Abbaziale ospitano il Museo delle Attività Cartarie e della Stampa, in onore del passato prestigioso di Subiaco dove nel 1465 venne stampato il primo libro della storia d’Italia, quando due esuli da Magonza, Arnold Pannartz e Konrad Sweynheim, decisero di impiantare nel Monastero di Santa Scolastica la prima tipografia a caratteri mobili del nostro Paese.

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