19 Agosto 2022

La globalizzazione dello sport

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Cicloturismo e trekking urbano rappresentano, per i residenti e non, uno stile di vita salutare ed un modo per riappropriarsi del luogo in cui si abita o si frequenta, conoscendolo meglio ed adoperandolo per tonificarsi, rilassarsi e divertirsi, ma anche per conoscere meglio la cultura enogastronomica loco-regionale (educazione alimentare).

di Nicola Iacovone

Cicloturismo e trekking urbano: cultura dello sport emergente

Cicloturismo e trekking urbano rappresentano, per i residenti e non, uno stile di vita salutare ed un modo per riappropriarsi del luogo in cui si abita o si frequenta, conoscendolo meglio ed adoperandolo per tonificarsi, rilassarsi e divertirsi, ma anche per conoscere meglio la cultura enogastronomica loco-regionale (educazione alimentare).

Provate a riflettere quanto spesso vi sentite estranei al vostro luogo di vita a causa dei ritmi incessanti e a come percorriamo le solite strade, nei soliti tempi e con le solite abitudini. Basta poco per cambiare atteggiamento e riscoprire suoni, rumori, abitudini, mestieri ed anche sapori di una volta: momenti e luoghi di vita quotidiana.

Un legame che si sta perdendo con il territorio, con le sue tradizioni e la sua gente: andare in bicicletta o camminare dentro le mura cittadine è un modo nuovo per emozionarsi e stupirsi, praticando al contempo azione terapeutica e preventiva, ma anche sociale, didattica e culturale.

Cicloturismo e trekking urbano sono la nuova frontiera del turismo: un turismo sostenibile e d’avanguardia che influenza positivamente lo ‘stile di vita’ di chi lo pratica nella propria e nelle altre città.

Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente naturale, sociale, artistico e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche.

Organizzazione Mondiale del Turismo

Correre, camminare, passeggiare o andare in bicicletta, dovrebbero rappresentare per i giovani e meno giovani, un impegno quotidiano in base alle individuali disponibilità. Queste attività rappresentano per tutti noi il mezzo per una nuova coscienza del corpo, per conoscerne i limiti e per prevenire e curare alcune malattie, nel rispetto dell’ambiente e della cultura sociale in cui viviamo. La medicina dello sport non si ferma all’agonismo: guarda oltre!

Essendo cambiato radicalmente il concetto di salute, inteso come benessere globale, è cambiato anche il concetto di riposo e di svago, il tutto all’impronta del dinamismo. Il ‘movimento’, inteso come azione di un corpo, è una caratteristica di tutti gli esseri viventi ed in particolare dell’uomo: ne determina il suo comportamento, la sua struttura organica e psichica, lo pone a contatto dei simili, lo fa comunicare e di conseguenza ne caratterizza globalmente la sua esistenza. La cultura è conoscenza, ma richiede la volontà e l’impegno educativo da parte della famiglia, della scuola e dell’ambiente sociale in cui viviamo, tenendo ben presente che l’attività fisico-motoria o sportiva è uno strumento necessario per promuovere questo progetto cognitivo.

La ‘città diffusa’: piste ciclabili e camminamenti

Il termine ‘città diffusa’ (dispersione urbana), è usato per indicare un fenomeno connotato dalla crescita rapida e disordinata di una città. Tra gli effetti di tale fenomeno, vi sono la riduzione degli spazi verdi, il consumo del suolo, la dipendenza dalle autovetture e, più in generale, la mancanza di infrastrutture per la mobilità alternativa.

I nuovi e moderni stili di vita prevedono come attori consapevoli tutti i cittadini, ma possono essere attuati e sviluppati solo se il palcoscenico urbano ed extraurbano è pronto a sostenere questo nuovo modo di vivere. Per quanto riguarda i determinanti di tipo urbanistico, è ormai riconosciuto che la presenza di piste ciclabili, camminamenti, zone pedonali,  aree verdi, piazze e luoghi di culto (anche enogastronomici), la disponibilità dei mezzi di trasporto e la facile accessibilità degli impianti sportivi, sono alcuni dei fattori che influenzano maggiormente i livelli di attività fisico-motoria di una popolazione.

Gli obiettivi generali per un intervento di questo genere prevedono la riorganizzazione, il controllo e la moderazione del traffico urbano e sono: migliorare la fruibilità e la sicurezza della strada per tutti gli utenti e in particolare per quelli  più deboli (bambini, disabili e anziani); migliorare l’accessibilità, la qualità e la vivibilità degli spazi pubblici; favorire la mobilità a piedi e con la bicicletta riducendo l’uso dell’automobile per gli spostamenti brevi. Questi obiettivi riguardano ovviamente anche la realizzazione di percorsi casa-scuola, casa-lavoro, casa-luoghi di svago e percorsi-camminamenti di anche un’ora, da percorrere quotidianamente per tutti i cittadini, tutte attività che le indagini medico-scientifiche hanno dimostrato di grande utilità per migliorare le condizioni di salute della popolazione generale.

La responsabilità per la scelta di stili di vita attivi non può essere lasciata esclusivamente ai singoli individui, ma deve diventare una responsabilità condivisa dall’intera comunità: strutture socio-sanitarie (ospedali, medici di famiglia, ecc.), ma anche e soprattutto le amministrazioni comunali e tutti coloro che sono coinvolti nella pianificazione urbanistica del territorio. Tutte condizioni ambientali che devono, quindi, essere opportunamente pianificate e, se necessario, modificate, tenendo presenti anche queste necessità connesse con la difesa della salute. Far muovere con assiduità e continuità la gran parte della popolazione è un risultato che si può ottenere solo in presenza di una qualità di contesto, di organizzazione urbana e di trasporti. È  necessaria, oggi più che mai, una nuova cultura della mobilità e modifiche territoriali, che vadano verso una riqualificazione del tessuto urbano esistente, che sia favorevole a stili di vita che migliorino la salute di ognuno di noi. È fondamentale che l’ambiente urbano diventi più vivibile, sicuro, accogliente e piacevole esteticamente (piste ciclo-camminabili, aree verdi, conservazione dei centri storici e di culto, riduzione del traffico motorizzato, ecc.), affinché possa giocare un ruolo necessario nell’incoraggiare i cittadini verso comportamenti attivi e quindi necessari per la salute sia sul versante fisico, che su quello psichico.

Mangiare sano, mangiare ‘Mediterraneo’

In Italia l’alimentazione è un fenomeno ‘culturale’, dove l’aspetto socializzante, simbolico ed energetico si fondono ‘a tavola’ per costituire un unico messaggio: la ‘dieta  mediterranea’, che rappresenta la migliore, la più equilibrata e  genuina di tutte le forme di alimentazione conosciute. Una buona applicazione di essa ci permette di ottenere benefici sia nella pratica di attività fisico-motorie che nella vita in genere.

Pane, pasta, legumi, latte e formaggi, olio d’oliva, frutta, verdure e ortaggi, pesce e carni, sono i cibi più rappresentativi della tradizione alimentare mediterranea, che viene proposta in tutti i paesi industrializzati come modello ideale, sulla base di numerosi studi epidemiologici e di medicina preventiva. È provato infatti che l’alimentazione mediterranea tradizionale riduce notevolmente i rischi di obesità, aterosclerosi, diabete, ipertensione e altre patologie, anche oncologiche.

Ecco di seguito una serie di consigli sulla dieta mediterranea. Si tenga presente che alcuni degli alimenti descritti presentano un particolare consumo legato alle tradizioni loco-regionali e alle caratteristiche geografiche.

 Consuma quotidianamente:

  • cereali integrali e tuberi: pane e pasta di frumento integrale, riso, mais, farro, orzo, patate, ecc.;
  • legumi secchi e verdi: fagioli, lenticchie, fave, piselli, ceci, ecc.;
  • frutta (a polpa e a guscio): pere, mele, arance, mandarini, pesche, albicocche, noci, castagne, nocciole, mandorle, ecc.;
  • verdure, ortaggi, erbe aromatiche e spezie: spinaci, cicorie, carote, insalate, asparagi, finocchi, bietole, carciofi, pomodori, cavoli, peperoni, melanzane, zucchine, cipolle, origano, aglio, basilico, ecc.;
  • condimenti: principalmente olio extravergine di oliva e in dosi minori burro, margarina, ecc.;
  • latte intero di mucca e formaggi;
  • vino (moderatamente).

 Consuma ogni 2-3 giorni:

  • carne: prevalentemente bianca, come pollo e tacchino. Inoltre coniglio, maiale e vitello;
  • pesce: in prevalenza azzurro;

 Consuma con moderazione:

  • dolci e sale da cucina.

 Ricordati di bere 1-2 litri di acqua al giorno (l’apporto idrico è fondamentale)

L’alimentazione di tipo mediterranea contiene mediamente:

  • 60% di Glucidi dei quali l’80% di glucidi complessi (pane, pasta, riso, ecc.) e il 20% di zuccheri semplici;
  • 15% di Proteine delle quali il 60% di origine animale (carne e pesce) e il 40% di origine vegetale (legumi in genere);
  • 25% di Grassi (olio extravergine di oliva in prevalenza).

Verdure e frutta di stagione sono di primaria importanza per la loro caratteristica di fornire fibre, vitamine, minerali e antiossidanti. La ripartizione dei pasti deve essere articolata su cinque momenti giornalieri: tre principali (colazione, pranzo e cena) e due di supporto (spuntino di metà mattina e merenda).

 Una sana alimentazione per la lotta al doping

Alcune credenze o errate informazioni sono ben radicate tra gli sportivi riguardo alla presenza di sostanze o alimenti cosiddetti ‘miracolosi’, poiché in grado di apportare non solo benessere, ma anche virtù specifiche per ogni singola disciplina sportiva. L’attuale conoscenza scientifica nega qualsiasi valore a questi miti o credenze ed attribuisce sempre più valore all’acquisizione di corrette abitudini alimentari, che, anche se differenziate a seconda della disciplina sportiva praticata e del periodo di allenamento, devono sempre essere applicate con la massima regolarità.

Il regime dietetico dello sportivo non si deve estrinsecare ‘acutamente’ in occasione della gara, ma va applicato ‘cronicamente’ per tutto il periodo della preparazione fisica, al fine di poterne cogliere i migliori risultati in occasione dell’evento ‘gara’. Chiaramente il regime nutrizionale deve essere personalizzato, considerando la diversità morfologica, funzionale, l’impegno agonistico ed il grado di preparazione tecnica di ogni singolo atleta (valutazione preliminare). Dunque, la medicina dello sport, e la dietologia applicata ad  essa, è sempre più attenta a supportare l’atleta con adeguati apporti energetici, distribuzione percentuale dei nutrienti, valutazione dello  stato di idratazione e programmi dietetici sempre più mirati ad incrementare determinate qualità psico-fisiche.

Prima di affrontare il tema in questione sono da premettere alcune considerazioni per stabilire se la dieta di coloro che praticano lo sport debba differire da quella normalmente consigliata alla popolazione generale.

Ebbene, alcune variazioni sono importanti, ma modificazioni sostanziali sono giustificate esclusivamente negli atleti che praticano sport in ambienti straordinari quali le alte quote, le basse temperature (vedi gli sport invernali), il clima caldo-umido, ecc. Infatti una corretta vigilanza sull’alimentazione deve  essere attuata sia nello sportivo, sia nell’individuo che, pur non praticando sport, può trarre giovamento psico-fisico da una equilibrata e razionale  alimentazione e quindi evitare patologie che originano da un malsano apporto calorico (obesità, ipertensione, dislipidemie, diabete, ecc.). Il rispetto di ciò è necessario e la mancanza di uno solo nutriente o lo sbilanciamento proporzionale dei gruppi di alimenti fondamentali, possono compromettere il rendimento sportivo dell’atleta e lo stato di ‘benessere’ nella popolazione generale.

La tradizione enogastronomica nell’alimentazione dell’atleta

Oggi più che mai bisogna guardare con attenzione la realtà sportiva che ci circonda e sforzarsi di ‘leggerla’ ed ‘interpretarla’ per capirne i significati, contenuti e finalità. Il fenomeno sportivo, soprattutto nel nostro paese, non è semplice da studiare, poiché è complesso e multiforme: si realizza in molteplici aspetti tecnici (agonismo, dilettantismo, professionismo), assume svariati significati a seconda delle intenzioni e delle finalità che gli si assegnano (spettacolo, successo economico, salutistico preventivo e riabilitativo), a seconda delle persone o Enti che lo promuovono e lo gestiscono (club sociale, associazione sportiva, Federale Nazionale) e, non ultimo, dei contesti ‘locali’ in cui si realizza. Inoltre è soggetto a frequenti mutamenti per effetto di tanti elementi tra cui quelli fisiologici, psicologici e tecnici che lo caratterizzano e di quelli ambientali che lo influenzano. Motivo per cui sono necessari  profonda sensibilità, atteggiamento critico e attenzione costante, capace di analizzarne e giudicarne il tutto.

L’alimentazione, quindi la cucina e così anche il linguaggio, contengono e manifestano la cultura di tutti coloro che la praticano, infatti nel modello alimentare si trovano non solo le tradizioni, ma anche l’identità di un popolo. Alcune circostanze tra cui fattori sociali, economici ed ambientali (agricoltura, zootecnia, viticoltura, ecc.), impongono il rispetto delle abitudini alimentari nell’ambito della ‘cultura enogastronomia locale’ che spesso si identifica con la ‘cucina e viticultura regionale’ a cui si fa riferimento. Molto interessante è osservare e studiare quali piatti o pietanze, e quali vini, ben si associano con un’alimentazione corretta ed equilibrata per l’atleta. Del resto, schemi rigidi alimentari non sempre sono ben accettati dagli atleti, soprattutto se dilettanti, non essendo finalizzati ad un risultato sportivo di prestigio, anche se una corretta condotta dietologica e l’abolizione di pulsioni negative, sono parte integrante per costituire un buon patrimonio atletico.

È per questi motivi che una rivisitazione del fenomeno in questione è quanto mai necessaria, e darà dei buoni frutti nel rispetto delle esigenze dei singoli sportivi. Tutto ciò considerando anche l’opportunità che le abitudini alimentari sono ben radicate, e rispettarle significa esaltare i benefici dell’apporto nutrizionale derivante da essi (es. alimentarsi con prodotti stagionali coltivati localmente). I consumatori da tempo si avvicinano sempre più ai prodotti derivanti dal lavoro agricolo rafforzando ed esaltando il rapporto molto stretto esistente tra i sapori, il gusto ed il simbolismo esistente tra la terra che li produce e la storia che in essi si racchiude.

Il vino e lo sport: pro e contro

L’apporto delle bevande nello sport ha sempre destato l’attenzione degli studiosi e, tra esse, merita particolare menzione il vino (etanolo), il quale può essere accettato razionalmente dalla scienza della nutrizione e dalla medicina dello sport non per meriti nutrizionali, ma esclusivamente per il pregio edonistico che conferisce alla gastronomia e quindi per il mero contributo al piacere della vita. Stesso discorso, del resto, vale per la birra, soluzione idroalcolica contenente elettroliti, minerali, proteine e carboidrati, considerata la bevanda più diffusa del vino nella popolazione sportiva.

Sin dall’antichità l’uso moderato del vino è stato sempre consigliato. Basti ricordare le parole di importanti personaggi della storia quali Platone: «Il vino è rimedio salutare capace di rinvigorire le forze del corpo e della mente»; Omero lo definiva «miele del cuore»; Euripide lo considerava come «nettare che rallegra la tavola, aumenta la felicità, il sonno e l’oblio». La scuola medica salernitana così recitava: «il vino ti dà molti benefici: conforta il cervello, allieta il tuo stomaco, sottrae dal tuo corpo i vapori nocivi, rilassa il tuo ventre se pieno, acuisce il tuo ingegno, nutre la tua vista e schiarisce il tuo udito, rinforza il tuo corpo e irrobustisce le tue membra»; Galeno consigliava il vino cotto nelle malattie delle alte e basse vie respiratorie (tale consuetudine è tutt’ora in uso).

Da un punto di vista fisiologico il vino, per la presenza in esso di oltre 250 composti, esercita molteplici azioni: apporto calorico commisurato al quantitativo assunto (7 kcal/gr), stimola la secrezione salivare, gastrica e pancreatica, provoca vasodilatazione e, non ultimo, ha azione tampone a livello ematico. Diversi autori hanno evidenziato relazioni positive (benefici) tra vino e patologia ischemica cardiaca ed ipercolesterolemia.

Nel mondo dello sport, pur senza incoraggiamenti nell’assunzione, è ben accetta la consuetudine che hanno molti atleti di bere moderati quantitativi di vino durante i pasti (ma non di superalcolici), purché consumati al termine della giornata di allenamento o di gara. Il tutto nel pieno rispetto delle caratteristiche biologiche, morfologiche e genetiche del singolo atleta e delle abitudini dietetiche familiari e loco-regionali.

Nel vino, il contenuto in sali minerali e vitamine è irrilevante, se rapportato ai limiti entro cui esso deve essere assunto quotidianamente. Il quantitativo giornaliero di etanolo permesso ad un soggetto sano è pari a 0,75 gr/kg, da ripartire durante i 2 pasti principali (con esclusione di altri alcolici quali amari, digestivi, aperitivi, ecc.). Una volta assunto, viene assorbito prevalentemente a livello gastrico e intestinale, diffonde rapidamente nel compartimento extracellulare, poi viene eliminato per il 10% attraverso i reni e polmoni, per la restante parte è metabolizzato a livello epatico.

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