6 Agosto 2021

Il palazzo baronale degli Orsini

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La costruzione del Palazzo Baronale dovrebbe risalire alla dominazione degli Orsini sulla Valle del Licenza, a partire dalla seconda metà del XII secolo. Si articola intorno ad una corte chiusa di forma quadrangolare, con una serie di ambienti abitativi appartenenti a periodi diversi, tra il XV e il XVII secolo.

Territorio da scoprire

di Roberto Giagnoli

 

La costruzione del Palazzo Baronale dovrebbe risalire alla dominazione degli Orsini sulla Valle del Licenza, a partire dalla seconda metà del XII secolo.
Si articola intorno ad una corte chiusa di forma quadrangolare, con una serie di ambienti abitativi appartenenti a periodi diversi, tra il XV e il XVII secolo.

Ne fanno fede le finestre di gusto rinascimentale e la parte più conservata del palazzo, che si eleva su due piani poco oltre il torrione.
L’attuale conformazione è dovuta agli interventi edilizi di Roberto Orsini e suo figlio Mario, vescovo di Bisignano prima ed in seguito di Tivoli. I loro lavori vennero effettuati durante tutto il XII secolo e previdero gli affreschi di molti ambienti, eseguiti dal pittore Vincenzo Manenti (1600-1674).


Due pareti raffigurano i quattro elementi naturali (Fuoco, Aria, Acqua e Terra) intervallati da emblemi della famiglia Orsini e dallo stemma di Roma (S.P.Q.R.) con, sotto, la lupa che allatta Romolo e Remo.
Una terza parete affronta il tema dei quattro continenti allora conosciuti (America, Asia, Africa, Europa), mentre la quarta prosegue con quattro riquadri rappresentanti i temperamenti o stati d’animo umano.
La volta a botte, decorata con pregevoli stucchi, è integralmente riferita al mito classico del Ratto d’Europa.


All’interno dell’Antiquarium è conservato, su di una volta, un ovale che rappresenta una martire incoronata da un putto. All’esterno, sulle pareti di alcuni edifici, si individuano frammenti di una Vergine con Bambino e Santo e uno stemma degli Orsini. Il Palazzo Baronale ospita il Museo Oraziano di Licenza, dove sono conservati gli oggetti rinvenuti nello scavo della vicina Villa che Mecenate donò al poeta latino Quinto Orazio Flacco.

Affresco che si trova all’interno della torre,
in cui sono rappresentate due deliziose figure di suonatrici.

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