27 Novembre 2020

Le vecchie cartiere

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La zona delle cartiere si colloca in una vallecola, che dalla remota antichità si chiama ‘in Vesta’ (in dialetto tiburtino ‘Mmesti). Nella cartolina, risalente agli anni della I Guerra mondiale, si notano varie cartiere, sorte in tempi diversi, ed altri opifici. Il panorama, che osserviamo, è quello che si può vedere dagli edifici di Via della Sibilla, oppure dal Ponte di S. Martino, che vi sorge a metà strada.

Cartoline dal passato

di Tertulliano Bonamoneta

 

“Sopra quei laghi, superba per bianchi edifici e fregiata di statue d’oro, quietamente giaceva la villa di Manlio Vopisco”.

Stazio Silvarum

(1, C. 3i)

 

La zona delle cartiere si colloca in una vallecola, che dalla remota antichità si chiama ‘in Vesta’ (in dialetto tiburtino ‘Mmesti). Nella cartolina, risalente agli anni della I Guerra mondiale, si notano varie cartiere, sorte in tempi diversi, ed altri opifici. Il panorama, che osserviamo, è quello che si può vedere dagli edifici di Via della Sibilla, oppure dal Ponte di S. Martino, che vi sorge a metà strada. L’unica ciminiera che si erge, innalzandosi da una base quadrata, appartiene alla cartiera ‘Sibilla’, trasferitasi nel dopoguerra a Pontelucano. Tra di essa e la torre di S. Caterina, che domina lo spazio circostante, si collocano altre industrie. Ma non tutte reggono al passo dei tempi, come quella che si vede al centro, il cui tetto non esiste più ed ha assunto un aspetto spettrale. Alcune volte queste attività industriali subiscono un’utile riconversione e tornano ad essere competitive, ma non sempre questo accade ed ecco allora profilarsi l’abbandono con la conseguente perdita di capitali e di posti di lavoro

A destra dell’edificio spettrale un altro sembra in difficoltà. È la ramiera Tani, che nel I dopoguerra sarà trasformata in cartiera e riuscirà ancora a sopravvivere. La difficoltà di raggiungerle con i mezzi pesanti spingerà molti imprenditori, nel II dopoguerra, a trasferirsi nella sottostante zona pianeggiante di Ponte Lucano, dove infatti sorgeranno vari capannoni industriali, che hanno il vantaggio di trovarsi presso la rete autostradale.

Delle 11 cartiere ancora attive nel 1975, solo una adesso sopravvive: la grande cartiera Marziale passata in proprietà ai Fratelli Gallotti, che le hanno dato il nome di ‘Nuove Cartiere di Tivoli’.

Questa chiara cartolina ci mostra solo un settore della più ampia zona destinata agli impianti industriali di Tivoli. In primo piano è visibile una parte della Cartiera ‘Sibilla’, mentre sul fondo di distende il lungo edificio della cartiera Vanni, il cui settore destro, dal nostro punto di vista, costituito da un edificio più alto e più largo, ortogonale al precedente, è il ‘Lanificio Vanni’.

La sua storia è emblematica per la sorte di numerose altre attività industriali e perciò brevemente la sintetizziamo. Costruito come lanificio nel 1868, fu successivamente utilizzato come magazzino ad uso della cartiera (Vanni), finchè, durante l’era fascista, fu adibito ad alloggio militare. All’inizio, la produzione della lana ebbe grande successo, per cui il Vanni costruì, a fianco del primo, un secondo edificio, che avrebbe avuto funzione di tintoria.

Cessato, però, il boom dell’attività tessile, e subentrato quello dell’industria cartaria, il proprietario, anziché affrontare le spese della riconversione degli impianti preferì, nel 1910, abbandonare l’attività che non rendeva più, per dedicarsi unicamente a quella più fruttuosa.

Importanti cartiere erano sorte tra la fine del XIX sec. e l’inizio del XX anche lungo la Via del Colle come la Cartiera Marziale, quella detta di ‘Mecenate’ (all’interno del santuario di Ercole Vincitore) e l’altra ‘Graziosi’.

 

4 thoughts on “Le vecchie cartiere

  1. Per una mia ricerca storica sarei desideroso di conoscere qualsiasi notizia circa la cartiera Marziali(e) e Doni Eustachio, come mi risulta nel 1915. Grazie

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