27 Novembre 2020

Anatomia di una pandemia

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Il 4 marzo 1918 un ranciere dell’esercito americano di nome Albert Gitchell - di stanza in un campo di addestramento nel Kansas - si presenta in infermeria lamentando mal di gola, cefalea e febbre. Già all’ora del rancio di mezzogiorno i casi erano diventati cento e la crescita successiva avrebbe mantenuto un ritmo sostenuto, tanto da creare un rilevante problema organizzativo.

di Gloria Taliani

Professore Ordinario di Malattie Infettive dell’ Università di Roma “SAPIENZA”
 

Il 4 marzo 1918 un ranciere dell’esercito americano di nome Albert Gitchell – di stanza in un campo di addestramento nel Kansas – si presenta in infermeria lamentando mal di gola, cefalea e febbre. Già all’ora del rancio di mezzogiorno i casi erano diventati cento e la crescita successiva avrebbe mantenuto un ritmo sostenuto, tanto da creare un rilevante problema organizzativo.

Probabilmente il virus influenzale responsabile della Spagnola circolava già da un po’ ma le condizioni di affollamento e promiscuità del campo di addestramento e la puntuale registrazione dell’evento clinico rendono il ranciere Gitchell il paziente “zero” ai fini del computo pandemico.

Quel che è certo è che di lì l’influenza, complice la movimentazione delle truppe del conflitto mondiale, in Aprile raggiunse la Francia, le trincee del fronte occidentale, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Italia ed il Sud-Est Asiatico.  A maggio era in Germania, Russia, Nord-Africa, India e Cina. A fine maggio scoppiò in Giappone e a luglio era in Australia.  Poi apparentemente si dileguò, non senza aver condizionato il corso delle operazioni belliche sul fronte occidentale. Ma le truppe si muovevano su uno scacchiere mondiale, ed il peggio doveva ancora venire.

Con il coronavirus che circola in questo momento nel mondo, denominato SARS-CoV-2, stiamo forse assistendo a una nuova versione della pandemia influenzale del 1918? In questi giorni la crescita numerica e geografica dei casi di Covid-19 che registriamo puntualmente ci colpisce profondamente, e le analogie tra le due malattie sembrano davvero interessanti.

Nel caso dell’influenza un virus aviario diventa un virus umano, e successivamente perfeziona la sua capacità di trasmissione da uomo a uomo. Nell’epidemia influenzale la maggior parte dei casi sono asintomatici, sub-sintomatici, non diagnosticati o trasmessi prima dell’inizio dei sintomi, e dobbiamo ammettere che anche oggi non siamo capaci di controllarne perfettamente la diffusione, pur disponendo di vaccini e terapia antivirale.

Cosa dobbiamo aspettarci con SARS-CoV-2? Questo, come il virus influenzale, è associato a diffusione respiratoria, possiede un rapporto ancora indeterminato tra casi inapparenti e casi clinicamente apparenti e non sappiamo quante persone infette in fase pre-sintomatica o asintomatica trasmettano l’infezione ad altri. Le sequenze del suo RNA assomigliano a quelle dei virus che circolano tra i pipistrelli e sappiamo che può infettare anche specie animali non identificate vendute nei mercati cinesi di animali vivi. Del resto, abbiamo già visto zoonosi emergenti, tra cui la SARS da coronavirus del 2003. Ma quel virus aveva un tasso di infezioni clinicamente manifeste molto superiore e la quarantena è stata una misura incredibilmente efficace nel limitarne la circolazione. A peggiorare le cose con SARS-CoV-2 c’è il suo lungo periodo di incubazione, che amplifica le probabilità di contagio in fase pre-clinica. Se non riusciremo a prevenirne la diffusione, la pandemia sarà inevitabile.

Viviamo in un mondo affollato, con quasi 8 miliardi di persone, la commistione tra uomini e animali e l’inconsapevolezza del rischio possono portare ad accrescere il rischio di salto di specie dei virus animali facendoli diventare possibili minacce per l’uomo.

Del resto tutto questo trambusto a mio avviso per alcun aspetti è paragonabile ad un evento bellico, sebbene con un numero assai più limitato di morti. Esattamente come in tempo di guerra, tutti saremo costretti a modificare le nostre abitudini e ripensare ai nostri gesti quotidiani.
Alcuni punti, in modo particolare, mi sembrano meritevoli di una riflessione attenta:

1) tutti noi stiamo riscoprendo la nostra umana fragilità, e smettiamo di sentirci capaci di sconfiggere la morte e la malattia. Non è così! Dunque dobbiamo proteggerci. Chi possiede delle fragilità, quali un’età avanzata o malattie preesistenti, sa che deve rispettarle e tenersi più riparato che può dal contagio. Non correre inutili rischi per assecondare il bisogno di normalità. La normalità di oggi si chiama prudenza. Solo prudenza. E, a differenza di altre emergenze, sarà a termine. Dunque conviene rispettarla.
2) Tutti noi, anche chi non possiede competenze tecniche in merito, stiamo valorizzando il significato delle parole prevenzione e vaccinazione. La ricaduta in termini di accettazione dei vaccini in futuro sarà importante, con innegabili, benefiche conseguenze sulla protezione da questa ma anche da altre malattie.
3) Ci stiamo rendendo conto che molte delle nostre attività quotidiane sono “superflue”… se ne può rivedere importanza e necessità e ritornare ad uno stile di vita più sobrio. 
4) I nostri politici e gli amministratori saranno messi al vaglio delle loro capacità e competenze. E finalmente potremo scegliere con cognizione i migliori, coloro che con sapienza e rigore avranno fatto le mosse più intelligenti ed efficaci. 

Il premio Nobel Joshua Lederberg a proposito delle malattie infettive emergenti dichiarava: “È in campo il nostro ingegno contro i loro geni”.

Come andrà a finire?

Mai come ora sono stata orgogliosa del nostro ingegno di uomini e mai come ora provo un profondo rispetto per i geni di un virus che lo sfida.

Bibliografia

Laura Spinney. 1918 l’influenza Spagnola. La pandemia che cambiò il mondo. Universale Economica Feltrinelli. Novembre 2019.

 Morens DM1, Daszak P1, Taubenberger JK1. Escaping Pandora’s Box-Another Novel Coronavirus. N Engl J Med. 2020 Feb 26. doi: 10.1056/NEJMp2002106. [Epub ahead of print]

 Cui JLi FShi ZL. Origin and evolution of pathogenic coronaviruses. Nat Rev Microbiol. 2019 Mar;17(3):181-192.

3 thoughts on “Anatomia di una pandemia

    1. Grazie Anna. Torneremo presto ad abbracciarci l’un l’altro con la certezza che questa esperienza abbia fatto crescere la nostra etica, le nostre risorse e … la nostra resilienza

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