Bianco e Rosso per il tuo cuore
 |  | 

Bianco e Rosso per il tuo cuore

 

di Mara Piccoli

Nella prima variante, riportata da Nonno di Panopoli, Ampelo morì disarcionato dal dorso di un toro imbizzarrito, e fu poi trasformato in vite, recando agli uomini il dono dionisiaco del vino. Stando a Ovidio, invece, morì cadendo da una vite sulla quale si era arrampicato per cogliere un grappolo d’uva, e Dioniso lo tramutò nella stella ‘Vindemiatrix’ – in latino ‘vendemmiatrice’ – della costellazione della Vergine. Dal suo nome deriva anche l’ampelografia, la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni.

Anche il termine ‘ampeloterapia’, dunque, deriva da Ampelo, e va ad indicare un regime alimentare composto da acini o succo di uva. Questo tipo di alimentazione, conosciuta anche come ‘dieta dell’uva’, è una pratica molto apprezzata da chi vuole fare una dieta disintossicante e depurativa.

L’uva è il classico frutto di fine estate, è caratterizzata da un sapore dolce e da una consistenza soda e succosa, è un frutto estremamente digeribile e rispetto ad altra frutta di stagione è più ricca di zucchero (in 100gr vi sono circa 8g di fruttosio ed 8gr di glucosio) e meno di fibre e vitamine. Ricca di potassio (192mg in 100gr di prodotto circa), contiene inoltre molti antiossidanti polifenolici (quercetina, catechina, epicatechina, antocianoidi e resveratrolo), che sono presenti nei semi e nella buccia. Questi composti fenolici hanno dimostrato di poter incrementare il potenziale antiossidante plasmatico e di migliorare la vasodilatazione endotelio-dipendente. I livelli dei composti fenolici nel vino sono variabili sia a causa della differente provenienza del frutto sia per il processo di trasformazione. Nel vino rosso, ad esempio, si trovano più alte concentrazioni di composti fenolici rispetto al vino bianco, poiché la macerazione sulle bucce, fase iniziale della produzione del vino, avviene solo per i vini rossi, ed il successivo livello di maturazione e invecchiamento porta ad un ulteriore incremento di tali composti.

Gli enologi francesi avevano in passato documentato (2001) come l’introito di catechine variasse a seconda dell’assunzione di vini bianchi secchi (5mg/die), per giungere, attraverso i vini bianchi dolci (4.36), ai vini rossi (31.98), specie la varietà Grenache e Pinot Noir, fino ai vini bianchi arricchiti di fenoli (66.94). Le tecniche di lavorazione comunque si sono affinate ed anche alcuni bianchi friulani, come la Ribolla gialla, il Friulano, la Malvasia e il Pinot Grigio, subendo una parziale macerazione su bucce, hanno mostrato valori di composti fenolici elevati e paragonabili ai vini rossi (2011, European Food Research Thecnology). Con la produzione di vini blended, ovvero vini ottenuti attraverso l’unione di più varietà di uva, si è creato una sorta di ‘supervino’ con alti livelli di polifenoli.

Indubbiamente, pensare di prevenire la patologia cardiovascolare solo con il vino è assolutamente sbagliato. Ma, come sempre…in medio stat virtus.

Articoli simili

  •  | 

    Il cambio di paradigma introdotto dall’intelligenza artificiale

    I modelli tradizionali di valutazione del rischio cardiovascolare, come Framingham, SCORE2 e QRISK, mostrano limiti strutturali. L’intelligenza artificiale introduce un nuovo paradigma, dinamico e personalizzato, nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

  •  |  | 

    Il Crocifisso e l’infarto

    Tra il 136 e il 71 a.C. la Repubblica romana fu impegnata nelle tre guerre servili per sopprimere le ripetute rivolte degli schiavi. Di queste, l’ultima capeggiata dal gladiatore trace Spartaco fu la più celebre e la più gloriosa. Il conflitto iniziò a Capua nel 73 a.C., ma si estese ben presto a tutta la penisola italica, costringendo i Romani a due anni di feroci combattimenti, sino alla battaglia finale, nei pressi del fiume Sele, in Lucania, dove morirono 60.000 schiavi combattenti, tra i quali lo stesso comandante.

  •  |  | 

    Gericomio

    Con la messa in opera dell’acquedotto Claudio e dell’Anio Novus iniziati da Caligola e terminati dall’Imperatore Claudio (52 d.C.) la sete della grande capitale in espansione, circa 1 milione di abitanti già all’epoca, veniva meno; uniti all’Anio Vetus (272 a.C.) e all’Acqua Marcia (144 a.C.) apportavano all’Urbe il 75% del fabbisogno totale; l’acqua necessitava in Roma in grande quantità e non solo come fonte primaria di sopravvivenza ma anche per i giardini, le ville, le terme urbane e soprattutto per gli orti e le coltivazioni.

  •  |  | 

    Dal fiume alle mura

    Il fiume Aniene arriva ai piedi di Tivoli, dopo averla attraversata, per dirigersi verso Roma.
    Un tempo via navigabile anche per il trasporto del travertino dalle cave tiburtine verso la Capitale, per un attimo vorrebbe forse tornare sulle fresche alture e alle gioiose cascate, e lo fa, risalendo in rare nebbie che lentamente si attardano e accarezzano l’amato paesaggio ai piedi della città.

  •  |  | 

    Roviano

    Roviano, centro a struttura concentrica, è disposto sul fianco meridionale del monte Sant’Elia sopra un breve ripiano che domina il fondovalle: in particolare controllava i traffici tra il Lazio e l’Abruzzo lungo la via Tiburtina.

    Antico insediamento degli Equi, era già abitato nell’età del bronzo. Il nome forse deriva dalla gens Rubria che possedeva nella zona qualche fondo, chiamato Rubrianum, da cui Rubianum. La storia del borgo ricorda la giurisdizione dell’Abbazia di Subiaco (sec. IX), cui venne conteso dalle famiglie Colonna, poi dai Barberini e dai Massimo.

  •  | 

    Il dott. Joaquín Navarro-Valls

    In una delle rarissime interviste rilasciate al settimanale L’Espresso, alla domanda se avesse paura di invecchiare e morire rispose fermamente di no, ricordando la frase del suo connazionale Seneca prossimo al trapasso – «La morte mi sta suggerendo che io posso approfittare di lei anche quando ho cinque anni. Se la terrò presente vivrò la mia vita pienamente, se accetterò i dati truccati di una cultura che la vuole nascondere, morirò senza avere mai vissuto veramente».