Sii forte e paziente

Pediatria

di G. Bracaglia, D. Alario, C. Ciurluini, G. Franceschini, A. Testi

 

“Sii forte e paziente… un giorno questo dolore ti sarà utile…”

P. Cameron, 2007

In un giorno qualunque, di un marzo qualunque, bambini e ragazzi (e con loro gli adulti) hanno appreso improvvisamente che qualcosa era drasticamente cambiato: le scuole sono chiuse e con loro anche i corsi di nuoto, canto, ballo, musica, e sport in genere. Compagni e docenti sono spariti, per apparire solo tramite computer o cellulare; stessa cosa per nonni, zii, parenti e amici di famiglia. Niente uscite, niente parco, passeggiate domenicali e gelato all’aperto. Basta feste di compleanno, niente musei, chiusa la ludoteca e la pista di pattinaggio, niente uscite con gli amici, niente pizza tutti insieme. Ma cosa succede?! Come mai il mondo di sempre, la vita di sempre, quella routine frenetica ma pure contenitiva e rassicurante non c’è più?

Perché i genitori non vanno più a lavoro?!

Perché, se lo fanno, sono tesi, nervosi e preoccupati?

Lo scenario è cambiato improvvisamente e questo, se lo guardiamo con gli occhi di un bambino, comporta certamente la comparsa di tanti interrogativi, ai quali gli adulti sono chiamati a rispondere, per non lasciare che, nello spazio vuoto della ‘non risposta’ e del ‘non detto’, vengano a germogliare fantasie e paure troppo ingombranti per i piccoli.

Per controllare la trasmissione del SARS-Cov-2, è stato quindi necessario implementare politiche nazionali con rapide azioni di quarantena, che hanno effettivamente rallentato la diffusione di nuovi casi di infezione contemplando nel rapido isolamento tutte le attività coinvolgenti bambini ed adolescenti.

Grazie al sistema amministrativo, la scuola sta cercando di entrare nelle case degli studenti attraverso i mezzi tecnologici di cui disponiamo e, nonostante le effettive criticità riscontrate, ‘l’istruzione di emergenza’ è gradualmente attuata. Gli insegnanti di ogni ordine e grado stanno creando corsi online, lezioni in streaming ed attività educative a tempo di record. Sebbene queste misure e gli sforzi siano encomiabili, ci sono ragioni per essere seriamente preoccupati per la prolungata quarantena e il confinamento sociale dei più piccoli e per gli effetti sulla salute fisica e mentale.

Studi scientifici suggeriscono come i bambini, quando non vanno a scuola (ad esempio nel fine settimana e durante le vacanze estive), siano fisicamente meno attivi, trascorrano molto più tempo davanti a dispositivi elettronici (TV, tablet e computer) ed abbiano un irregolare ritmo sonno-veglia.

Non di minore importanza è la dis-regolata alimentazione con la predilezione, durante ‘i momenti di noia’, di junk food (cibo preconfezionato di scarso valore nutritivo e alto contenuto calorico, come merendine, snack e dolciumi) con un conseguente aumento di peso e depauperamento dello stato generale. Tutto ciò, considerata anche la forzata permanenza all’interno delle mura domestiche, correla con problemi a livello metabolico, con ripercussioni sulla crescita e la salute dell’apparato osteomuscolare, sul sistema immunitario e sulla salute psico-fisica in generale. L’assunzione errata di alimenti, soprattutto nella prima infanzia e durante lo sviluppo puberale sia nella quantità che nella qualità, può essere uno dei fattori principali nella determinazione di stati patologici quali: ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, sovrappeso ed obesità, malattie metaboliche e diabete tipo 2, osteoporosi, litiasi biliare e steatosi epatica, carie dentarie, patologie tiroidee ed altri quadri che sempre più si presentano in bambini ed adolescenti.

Considerando l’inverno appena trascorso, è ora possibile ricavare dalla luce solare un valido aiuto per i più piccoli: il sole aumenta i livelli di serotonina migliorando l’umore; rafforza il sistema immunitario, trasforma la vitamina D nella sua forma attiva e previene lo sviluppo di gravi patologie quali il rachitismo.

Eventuali conseguenze della mancata esposizione solare saranno probabilmente riscontrabili visto il reale confinamento domestico e l’impossibilità di svolgere attività all’aperto. Anche l’assenza di interazione sociale con nonni, zii ed amici assume importanza nella salute psicologica di bambini e adolescenti.

Tale situazione è categorizzabile all’interno di una vasta gamma di eventi stressanti, durante la quarantena, considerando la durata prolungata, l’incertezza per il futuro che ne deriva, le paure di infezione, la frustrazione, la noia, l’informazione continua ma inadeguata, la mancanza di contatto interpersonale. Bisognerebbe prendere consapevolezza del ben più ampio problema sanitario che sta interessando sempre più la sfera sociale e finanziaria di molte famiglie. Grave è inoltre il trauma vissuto da bambini che subiscono la perdita improvvisa di un proprio caro positivo al SARS-CoV-2.

Alcuni Autori Cinesi hanno riportato un incremento dei disturbi acuti e post-traumatici da stress nei bambini che erano stati messi in quarantena rispetto a quelli che non lo erano; oltre a disturbi dell’adattamento sociale e dell’umore. La separazione da un genitore o da un familiare stretto o addirittura la perdita di uno di questi ha durante l’infanzia effetti negativi a breve e lungo termine sulla salute fisica e mentale, soprattutto se il tutto è contestualizzato in una situazione grave come questa che stiamo vivendo.

A causa della differenza nella vulnerabilità e nel temperamento, non tutti i bambini esposti a un grave evento traumatico sviluppano un disturbo da stress. Bisogna inoltre considerare che i bambini non devono necessariamente sperimentare direttamente l’evento traumatico; possono sviluppare un disturbo da stress anche se ne sono solo testimoni, o se ne sono venuti a conoscenza .I sintomi del disturbo da stress acuto e del disturbo post-traumatico da stress sono simili e comportano, generalmente, effetti negativi sulla cognizione e/o sull’umore come una diminuzione delle emozioni positive e un aumento delle emozioni negative (paura, senso di colpa, tristezza, vergogna, confusione), generale mancanza di interesse, ritiro sociale, un’aspettativa breve del futuro oppure alterazioni dell’eccitazione e/o della reattività (per esempio: ipereccitabilità, nervosismo, risposte di allarme esagerate, difficoltà nel rilassarsi, difficoltà nel mantenimento della concentrazione, sonno disturbato talvolta con incubi frequenti), e comportamento aggressivo o incauto.

I bambini, a differenza degli adolescenti con loro spinta all’indipendenza, hanno un maggiore bisogno dell’ambiente familiare ove ritrovare serenità e certezze. Si stanno presentando, quindi, dei veri e propri disagi emozionali come l’alterazione dei normali ritmi nell’organizzazione della giornata in casa, oppure comportamenti regressivi (voler dormire nel lettone, enuresi), i disturbi del sonno (incubi, risvegli notturni, fatica ad addormentarsi) o come previamente detto dei problemi nell’alimentazione.

L’eventuale presentazione di quadri riconducibili alla sfera psicosomatica come la cefalea, i dolori addominali o l’eccessivo affaticamento o spossatezza fisica sono campanelli d’allarme di un quadro ben più ampio. Gli stati emotivi delle persone più vicine si ripercuotono sui bambini e tale situazione sanitaria non può non compromettere il loro benessere psico-fisico: i genitori impreparati di fronte alla necessità di riorganizzare la vita domestica come la gestione contemporanea del lavoro da casa e della cura della famiglia possono cercare di articolare la giornata concordando i momenti da passare insieme e quelli da dedicare ognuno alle proprie attività di studio o di lavoro. Se all’interno della famiglia vi sono rapporti conflittuali o violenti, i bambini possono sperimentare ancor di più situazioni caratterizzate da trascuratezza emotiva e sociale e proprio in questi casi il rischio di conseguenze negative a breve e lungo termine è ancora più alto.

Ulteriore discorso è da fare sulle famiglie che in queste lunghe settimane si trovano a combattere in prima persona perché tutti o alcuni membri sono risultati positivi al SARS-CoV-2 si trovano a dover fronteggiare angosce potenti e meritano delle riflessioni ulteriori.

Questi genitori devono trovare la forza di contenere in primis le ‘proprie’ paure e ansie, legate alla propria malattia o a quella del partner o dei figli, per poter gestire la situazione.

Dobbiamo tenere a mente quanto i figli ‘leggano’ le situazioni attraverso ‘gli occhi e la pelle’ degli adulti; in questo senso, un genitore molto angosciato o in ansia, creerà certamente nel figlio un forte stato di allerta. Per questo motivo sarà necessario per gli adulti, e con le comprensibili difficoltà, cercare di mantenere uno stato emotivo sereno e fiducioso, pur nella consapevolezza della serietà della situazione.

Spetta a loro, infatti, il compito gravoso di spiegare ciò che accade. L’onestà e la chiarezza in questo momento sono assolutamente necessarie; è importante che i genitori trasmettano ai figli l’idea che è un momento molto delicato, purtroppo imprevisto, e che sarà necessario avere pazienza e rispettare le regole imposte. Al tempo stesso, però, è fondamentale sostenere i propri figli trasmettendo loro un importante senso di fiducia, aiutandoli a pensare che stare in casa e seguire le indicazioni sono l’unico mezzo per guarire. Possiamo raccontare di come i medici, ogni giorno, si occupino sia di aiutare le persone ammalate, e quindi anche di loro, sia di studiare e cercare terapie per affrontare questa malattia. L’idea di una rete, di una collaborazione, di un motore che si attiva e continua malgrado le difficoltà, ha una valenza rassicurante per i bambini ma anche un importante messaggio di crescita: anche nelle avversità più insidiose ci si può attrezzare per farcela.

Certo la possibilità di poter mantenere un certo equilibrio psichico dipende sia dalle caratteristiche personali – come ad esempio l’età – sia da quelle psicologiche, come il livello di sviluppo cognitivo ed emotivo, le risorse di coping, il senso di autoefficacia del bambino stesso che lo possono portare a reagire in maniera diversa.

Alcuni, nonostante la limitazione forzata verso ciò che appartiene al mondo sociale e la presenza del virus tra le mura domestiche, possono riuscire a godere di questo periodo di isolamento per giocare, dedicarsi ai propri interessi e godersi la maggior presenza dei genitori, mentre altri, che già soffrivano di ansia o altri disturbi dell’umore, sperimentano livelli molto elevati di paura e ansia e sicuramente hanno bisogno di un supporto psicologico durante e dopo il periodo di malattia.

Da un punto di vista psicologico può essere utile seguire alcune indicazioni:

  • se un bambino deve essere separato dal suo caregiver primario, è necessario assicurarsi che sia fornito un adeguato supporto e che, quando possibile, siano mantenuti contatti regolari e frequenti (ad es. tramite telefono, videochiamate);
  • evitare di esporre i figli a continue informazioni/aggiornamenti circa la situazione, rimandando questi momenti a quando non sono presenti;
  • cercare di mantenere un ‘ritmo’ giornaliero, che possa scandire loro la giornata, ma anche rassicurarli; questo sembra più immediato con i minori in età scolare, impegnati nella didattica a distanza, mentre è assolutamente da ripristinare con i più piccoli, organizzando loro il tempo attraverso la proposta di momenti di riposo e attività da ripetere nei giorni. Dovrà essere una routine flessibile che possa anche contemplare momenti di stanchezza, svogliatezza e confusione;
  • aiutare i propri figli più grandi e gli adolescenti ad entrare più in contatto con quei comprensibili sentimenti di dispiacere, noia, rabbia, preoccupazione che la situazione genera. L’emergenza Coronavirus ha implicato una rottura improvvisa e indeterminata di ciò che, in questa fascia di età, acquista invece un ruolo fondamentale: la socialità. Dover interrompere uscite e condivisioni con gli amici (il gruppo) può creare notevoli frustrazioni nei ragazzi, unitamente alle preoccupazioni circa la situazione stessa.

Spetta agli adulti il ruolo di accoglierli e comprenderli, senza farsene spaventare ma anzi dando loro modo di esprimerli, anche se mediante crisi di rabbia e pianto, o magari isolamento e chiusura.

È dalla manifestazione della tristezza o della rabbia che il figlio apprende che anche i contenuti interni più difficili e bui possono essere condivisi e accettati dagli altri, alleggeriti dalla condivisione. Provare a mettersi nei loro panni sarà un importante e profondo strumento di supporto per loro.

  • Favorire momenti di gioco e svago condiviso come ad esempio vedere un programma televisivo o un film, leggere una fiaba o un libro. Questo può aiutare ad allentare la tensione e l’ansia creando un’occasione di conforto.
  • Chiedere un supporto psicologico qualora come genitore si accorga di non riuscire a gestire la propria emotività o quella del proprio figlio rivolgendosi ai numeri messi a disposizione dalle ASL di pertinenza, dai Servizi Sociali del Comune, da Associazioni territoriali o da professionisti del settore.

Riuscire, come adulti, a ‘tenere’ di fronte a tutto contribuirà a diffondere il profondo senso che ‘da queste profonde ferite usciranno farfalle libere’ (A. Merini).

Sii sempre gentile coi tuoi figli dato che
sono quelli che sceglieranno la tua casa di riposo.


Phyllis Diller

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