28 Novembre 2020

Sicurezza su strada e ciclabili: rischi e comportamenti corretti per la prevenzione di incidenti

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Il covid-19 ci sta lasciando in eredità una mobilità diversa. Le difficoltà connesse all’uso dei mezzi pubblici, dovute al distanziamento personale, e il rischio di un’ulteriore esplosione dell’uso del mezzo privato, con l’insorgere di ingorghi che in alcune città rasentano il paradosso della circolazione – e cioè la quantità di suolo occupato per numero di veicoli che rende impossibile la circolazione – rappresentano solo l’aspetto di maggior impatto.

di Roberto Sgalla

 

Una mobilità diversa

Il covid-19 ci sta lasciando in eredità una mobilità diversa.

Le difficoltà connesse all’uso dei mezzi pubblici, dovute al distanziamento personale, e il rischio di un’ulteriore esplosione dell’uso del mezzo privato, con l’insorgere di ingorghi che in alcune città rasentano il paradosso della circolazione – e cioè la quantità di suolo occupato per numero di veicoli che rende impossibile la circolazione – rappresentano solo l’aspetto di maggior impatto.

A ciò vanno aggiunti i problemi ambientali ed ecologici dovuti all’inquinamento da CO2 che hanno rilanciato l’uso dei mezzi di mobilità dolce e alternativa.

Biciclette, e-bike, monopattini elettrici hanno subìto un’impennata di vendite impensabile, sostenuta anche dal bonus per l’acquisto previsto dal governo. Anche ANCI e CNEL hanno elaborato documenti e protocolli per un uso massiccio di questi mezzi.

Ma se salutiamo positivamente l’incremento dell’uso dei mezzi di mobilità alternativa, dobbiamo tuttavia richiamare le principali autorità responsabili, sindaci, amministratori, alla presenza di criticità che già hanno prodotto incidenti e vittime.

Sicurezza stradale

Parlo della ‘sicurezza stradale’.

Durante il periodo del lockdown avevamo maturato la convinzione che alla ripresa ‘nulla sarebbe stato come prima’, che, per questo segmento, avrebbe significato maggiore responsabilità, rispetto delle regole del codice della strada, tolleranza reciproca tra utenti.

Probabilmente ciò si sarebbe verificato se la quarantena fosse stata accolta non come il solo divieto di circolare per la paura di ammalarsi, ma per il senso di responsabilità verso gli altri, per il rispetto del mondo della sanità in prima linea nella lotta al virus.

Tant’è che in poco più di un mese sono tornati gli incidenti, anche gravi e mortali, per eccesso di velocità, distrazione per l’uso di device, abuso di alcol e di sostanze stupefacenti.

A ciò si sommerà una presenza massiccia di nuovi ‘veicoli’ che purtroppo risentono di una strategia emergenziale.

Normativa work in progress

Il decreto rilancio prevede alcune norme dedicate alla segnaletica necessaria per la circolazione delle bici e dei monopattini.

Le ho chiamate ‘ciclabili di emergenza’ perché chiaramente non ci sono le tempistiche necessarie per avviare un’adeguata strategia infrastrutturale.

L’art. 229 del decreto rilancio ‘Misure per incentivare la mobilità sostenibile’ prevede quella che è definita ‘Casa avanzata: linea di arresto per le biciclette in posizione avanzata rispetto alla linea di arresto per tutti gli altri veicoli’ e la ‘Corsia ciclabile: parte longitudinale della carreggiata, posta a destra, delimitata mediante una striscia bianca discontinua, valicabile ed a uso promiscuo...’.

Eppure, nel dicembre 2017, era stata approvata una legge che, se attuata, oggi avrebbe permesso di avere una rete di ‘arterie ciclabili’ non solo in ambito urbano ma anche per gli spostamenti medio-brevi.

Nel dicembre scorso il governo ha sbloccato 4,1 milioni di euro da destinare al cofinanziamento di interventi per la progettazione e la realizzazione di nuove infrastrutture e la messa in sicurezza di piste ciclabili. Ciò significherebbe piste ciclabili logiche, con un inizio e una fine, e non come oggi che spesso finiscono nel nulla o restano incomplete.

Ancora, viviamo in una specie di ‘limbo’ perché i veicoli elettrici sono ancora sottoposti a un periodo sperimentale; l’e-bike non ha trovato elementi di chiarezza, se si superano i 25km/h occorre uso del casco, immatricolazione, assicurazione.

Perplessità

Nel quadro di previsione della nuova segnaletica, non mi convince la norma chiamata ‘linea di casa avanzata’.

Il ciclista che parte al ‘verde’ davanti alle auto non ha lo stesso spunto e c’è il rischio che qualche automobilista intollerante compia manovre azzardate con pericoli reali.

Situazione attuale sulla strada

Oggi i comuni, vista la situazione di emergenza, si limitano a segnalare piste ciclabili con una linea di colore bianco che delimita il luogo del transito delle bici e monopattini.

Ciò restringe la carreggiata con risentimento degli automobilisti.

D’altro canto, la maleducazione di certi soggetti fa sì che vediamo sfrecciare monopattini nei marciapiedi dedicati ai pedoni, con incidenti, anche gravi (purtroppo si registra già un deceduto).

Cosa si dovrà fare e cosa si farà perché queste norme da provvedimenti emergenziali siano trasformate in veri e propri piani di mobilità urbana?

Cosa c’è da fare

I comuni dovranno limitare a 30km/h le strade percorse da bici (a Milano alcune strade sono state interdette alla circolazione delle auto).

Saranno indispensabili maggiori controlli e una più stringente presenza della polizia locale; campagne di comunicazione per far comprendere quali sono le regole di utilizzo; il governo e il parlamento dovranno legiferare finalmente in modo organico.

Basta con le ‘sperimentazioni’; occorre definire le tipologie di veicoli (solo per le bici si parla di decine di tipi, da quelle da città a quelle per le gare, a scatto fisso, ecc.), prevedere l’uso obbligatorio del casco per bici e monopattini per tutte le età.

Per le bici si pone anche il problema dell’identificazione e quello assicurativo.

È evidente che un boom di biciclette porterà a un aumento di furti; occorrerà un chip, una targa o altro che permetta di associare il mezzo al proprietario, con un registro che potrebbe essere gestito dalla FCI.

I comuni, le aziende, le scuole dovranno attrezzarsi per creare parcheggi sicuri e gratuiti.

Tolleranza, rispetto, convivenza

Il messaggio finale che voglio dare è che i ciclisti sono utenti deboli e vulnerabili e per questo vanno tutelati.

Il tema della tolleranza e del rispetto reciproco sono le pietre miliari su cui fondare la convivenza tra tutti gli utenti della strada.

Pochi consigli ma molto utili:

  • controllare il buono stato della bicicletta (gomme, freni, luci);
  • rendesi sempre visibili, soprattutto di notte;
  • non procedere appaiati ad un altro ciclista;
  • se possibile usare le sedi riservate (piste ciclabili);
  • niente cuffiette per telefono o musica;
  • indossare sempre il casco.

Cosa ci riserva il futuro

La speranza è che in futuro l’intelligenza artificiale diventi l’angelo custode di ogni ciclista e pedone.

Nel gennaio scorso Uber ha annunciato di voler sperimentare delle biciclette autonome.

Ma questa è tutta un’altra storia!

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