25 Gennaio 2021

Si può definire ciò che è vero?

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di Giovanni Beccarini Crescenzi

 

Il tema della verità e della sua possibilità è antico e probabilmente risale alle prime considerazioni che l’uomo, con la sua intelligenza, riusciva a decifrare dell’evento ‘vita’ o, più profondamente, ‘coscienza intellettiva autonoma’! Il ‘VERO’, ad oggi, mostra i tratti della possibilità di analizzare ciò che; oggettivamente, ci informa di quanto noi si possa partecipare del mondo ed anche dell’Universo, da attori protagonisti. Quanto siamo in grado effettivamente di annoverare in assoluto dati certi e sicuri tali da permetterci di appropriarci della realtà ora e per sempre? Quanto è possibile che noi si riesca a definire il ‘Vero’ come certa dinamica di un sapere incontrovertibile? Aristotele (9 giugno 384 a.C. – 7 marzo 322 a.C.) nella Metafisica limitava la qualifica di ‘vero’ e di ‘falso’ al discorso apofantico (dichiarativo); pertanto, accadeva che risultavano vere quelle affermazioni che per esserlo dovevano prevedere la possibilità di essere anche false, altrimenti sarebbe sfuggita la possibilità di poter analizzare il loro significato del ‘Vero’! La ‘Verità’ per Aristotele concerneva anche il tema della corrispondenza, ossia: ‘una proposizione è vera se i fatti sono come essa dice che sono o se non sono come essa dice che non sono’. Tale concezione si è mantenuta salda e continua, per certi versi, ad esserlo ancora oggi. Comunque sia, molta parte della filosofia, così come della scienza odierna, sottolineano come il mondo oggettivo non si possa considerare il luogo assoluto da cui trarre la ‘sintassi della verità’. La scienza quantistica, oggi, individua nella ‘probabilistica’ un metodo di indirizzo funzionale ad un percorso che abbia il carattere di essere il più ‘opportuno’! Non necessariamente quello ‘vero’, intendendo, con quest’ultima affermazione, che: data la stessa condizione, la realtà possa ripetersi allo stesso modo ad ‘infinitum’. Oggi verrebbe da chiedersi se , in realtà, non sia sempre più evidente che il creato abbia in sé i caratteri di un’unica verità costantemente attiva e non definitiva ma sempre caparbiamente protesa a farci capire cosa è, attraverso un atto a noi carissimo: ‘la libertà’. Hegel (27 agosto 1770 – 14 novembre 1831) nel gioco dialettico di tesi, antitesi, sintesi evidenziava, in questi tre momenti, l’affermazione costante ed eterna di un ‘modus operandi dell’ente’ che, in modo infinito, modulava ‘la verità’ nel processo dialettico di ‘reale razionale e razionale reale’. D’altra parte cercare di trovare una ‘verità finita’, ovvero capace di darci la soddisfazione della comprensione del ‘tutto’, rischierebbe di mettere in crisi proprio il concetto stesso di libertà, intesa soprattutto come autonomia di azione e di pensiero perché ciò avallerebbe l’idea che oltre il limite di quel tipo di Verità non possiamo andare, e questa mancanza di elasticità creativa ci metterebbe nella condizione di sospettare che, forse, tutto ciò che siamo e che facciamo inerisca piuttosto ad un meccanismo e non ad una libera attività di coscienza. Sospetteremmo, in altri termini, di non essere protagonisti di niente ma semplici operatori in un sistema che ‘ci prevede’… così come lo è in natura un formicaio o un alveare di api. Concludendo, vorrei citare il Filosofo e psichiatra tedesco Karl Jaspers (Oldenburg, 23 febbraio 1883 – Basilea, 26 febbraio 1969) di cui condivido personalmente l’idea che, comunque, la verità è l’autovalutazione dell’esistenza singola: «ogni esistenza è a se stessa la sua propria verità, ognuno è sempre in rapporto con la verità altrui […] così come avviene nel processo della comunicazione, sempre aperto».

Pertanto, la dialettica degli uomini, così come quella delle cose, è sempre in movimento, in una tensione continua verso una verità immaginata totale e definitiva e pur tuttavia irraggiungibile: Dio non è conoscibile nella sua pienezza e le prime particelle costitutive dell’universo non ci sveleranno mai il nulla da cui hanno avuto origine! Pertanto, ciò che risulterebbe probabilmente, per ora, VERO, è la libertà dialettica continua dell’uomo e delle cose dell’universo.

Credi a quelli che cercano la verità. 

Dubita di chi la trova.

André Gide

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