22 Settembre 2021

Palazzo Brancaccio di Roviano

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Il Palazzo Baronale di Roviano, ora Palazzo Brancaccio, era in origine una rocca fortificata per iniziativa dell’Abbazia sublacense, a cui Roviano apparteneva. Successivamente vennero apportate modifiche ed aggiunte dai vari proprietari che ne entrarono in possesso: i Colonna, Maffeo Barberini Colonna di Sciarpa, Camillo Massimo, Marcantonio Brancaccio. Tuttavia, l’insieme della costruzione presenta una certa omogeneità, dovuta all’utilizzo costante della pietra locale e dei mattoni nelle varie fasi edilizie.

Territorio da scoprire

di Roberto Giagnoli

Il Palazzo Baronale di Roviano, ora Palazzo Brancaccio, era in origine una rocca fortificata per iniziativa dell’Abbazia sublacense, a cui Roviano apparteneva. Successivamente vennero apportate modifiche
ed aggiunte dai vari proprietari che ne entrarono in possesso: i Colonna, Maffeo Barberini Colonna di Sciarpa, Camillo Massimo, Marcantonio Brancaccio.
Tuttavia, l’insieme della costruzione presenta una certa omogeneità, dovuta all’utilizzo costante della pietra locale e dei mattoni nelle varie fasi edilizie.

Il Palazzo è ubicato in alto e domina sia il paese, che la sottostante Via Tiburtina Valeria, strada importantissima in passato, in quanto collegava l’Abruzzo ed il Lazio.
Il Palazzo si articolò intorno a un cortile pentagonale, adiacente a un mastio merlato a pianta quadrata; l’accesso è tramite un portale gotico, sul quale lo stemma dei Massimo fa bella mostra di sé.

Furono i Colonna, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, ad ampliare l’originario nucleo antico; a loro, infatti, si deve la caratteristica struttura a “recinto” ed il collegamento tra la torre d’angolo e il mastio. Sempre sotto i Colonna vennero realizzati gli ampi saloni di rappresentanza destinati ad essere utilizzati nel corso delle udienze.

Di epoca rinascimentale sono gli affreschi della Sala della Religiosità che rappresentano il Ciclo di Giuditta e Oloferne (foto in basso). Il castello era fornito anche di carceri, ubicate sotto la torre.

Il principe Camillo Massimo apportò nuove modifiche: provvide a far costruire la merlatura sulla torre e lungo il muro del giardino e fece installare, sopra l’androne, una bifora, prelevata dalla residenza di Arsoli.
Il Palazzo, attualmente, ospita il Museo della Civiltà Contadina dell’Alta Valle dell’Aniene.

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