10 Aprile 2021

Il mistero della bellezza

2 min read
Dare una definizione del concetto di bellezza è un compito arduo poiché non esiste, né mai esisterà nel corso dei tempi, una sua modalità interpretativa univoca. L’ideale estetico è infatti frutto di costruzioni socio-culturali e come tale è soggetto a mutare in relazione al contesto da cui trae origine.

Back to school

di Maria Rita Di Rollo

 

 

Dare una definizione del concetto di bellezza è un compito arduo poiché non esiste, né mai esisterà nel corso dei tempi, una sua modalità interpretativa univoca. L’ideale estetico è infatti frutto di costruzioni socio-culturali e come tale è soggetto a mutare in relazione al contesto da cui trae origine.

Nell’antica Grecia il termine “Kalòs” si trova spesso in endiadi, cioè connesso con il termine buono “Agathòs”. Nella scuola pitagorica, a questi valori se ne associa un terzo, ossia il concetto di vero. La triade ha come matrice comune “la misura” concetto quest’ultimo legato alla religione e all’arte greca.

L’idea di misura, di proporzione, dunque di calcolabilità ed oggettività, entra in crisi nel tardo Rinascimento e in modo più conclamato nel periodo del Barocco (dell’irregolare). In tale periodo si sostiene che c’è un ‘quid’ che contribuisce a definire cos’è il bello, un qualcosa, cioè, che non è né calcolabile né misurabile. Si renderebbe necessario dunque educare al gusto cioè all’armonica varietà produttiva, solo se infarcita dei colori di molteplici giudizi interiori e personali, dai quali trarre quella dinamica ed equilibrata sintonia, capace di illuminare, delineandola, una più singolare suggestione in grado quest’ultima di essere originale, perché innovativa dal punto di vista del significato che gli si vuole attribuire e, far sentire  così, in termini  rinnovati ma sempre cangianti, la variegata sensibilità di ognuno al  senso del bello. L’idea di bellezza ha radici antiche ed ha conosciuto nel corso dei secoli una metamorfosi costante. Ma che valore ha, nel XXI secolo, parlare ancora di bellezza? In primo luogo dobbiamo arrenderci all’idea dell’unicità del modello, al sincretismo totale. Di conseguenza accettare un relativismo del gusto può generare brutture artistiche ed architettoniche di puro narcisismo che, focalizza, come primaria, la bellezza esteriore del proprio stile di vita e del proprio corpo. È vero anche l’altro aspetto di questo discorso, un concetto non canonico di bellezza, lascia spazio alla libertà di affermare nuove idee e nuovi modelli di creatività.

Possiamo quindi concludere dicendo che: la ricerca della bellezza è indissolubilmente legata alla necessità di dare gusto e significato alla nostra esistenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by Mario Gentili - SPELS © All rights reserved.
Translate »