22 Settembre 2021

Medici: finiranno come il Dodo?

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Il numero dei medici è diminuito e tende drasticamente a diminuire, fino al rischio reale che alcune specialità come anestesia, pediatria, ortopedia possano scomparire, ammesso che ci siano borse di specializzazione sufficienti per garantire a tutti i giovani laureati di proseguire gli studi. Molti giovani medici si guardano bene dallo scegliere specializzazioni chirurgiche a causa delle minacce di denuncia indiscriminata che gravano su queste professioni.

di Vanessa Seffer

Il numero dei medici è diminuito e tende drasticamente a diminuire, fino al rischio reale che alcune specialità come anestesia, pediatria, ortopedia possano scomparire, ammesso che ci siano borse di specializzazione sufficienti per garantire a tutti i giovani laureati di proseguire gli studi. Molti giovani medici si guardano bene dallo scegliere specializzazioni chirurgiche a causa delle minacce di denuncia indiscriminata che gravano su queste professioni. L’età media dei professionisti è cresciuta, diciamo piuttosto che in giro c’è una gran quantità di medici ‘anziani’, prossimi al pensionamento, senza il ricambio necessario, come accade per esempio per i medici di famiglia che stanno scomparendo come il panda gigante del Sichuan in Cina, il lupo di cui ogni anno solo in Italia perdiamo un centinaio di esemplari, o l’orso polare del Canada. In più, il loro contratto non viene rinnovato da 10 anni.

A meno che non si introduca una nuova specie ‘aliena’ – perché la politica, ormai è chiaro, non è sorda al problema, ma semplicemente non sa dove mettere le mani per risolvere questa situazione – non si sa come frenare questa lenta e inesorabile china. Ma i nostri sopravvissuti esemplari di medici – specie sempre più rara e quindi da proteggere, se non vogliamo finire per curarci da soli prendendo spunti dal web o magari chiedere a qualche avvocato di operarci di ernia al disco – continuano, ad oggi, ad offrire a tutti noi un servizio sanitario esemplare, considerato tra i migliori al mondo, nonostante turni orari massacranti e continui tagli alle spese della sanità. E da un po’ di tempo siamo oltretutto costretti ad assistere ad una campagna denigratoria continua della categoria dei camici bianchi, forse per attuare un progetto più alto di sterminazione, o forse, essendo anche il numero degli avvocati davvero spropositato, bisognava individuare un settore remunerativo, così a qualcuno un po’ più sveglio è venuta questa idea, presto cavalcata da diversi studi legali e da società di tutoring per le vittime di malasanità.

Chi non è cresciuto in compagnia del personaggio di Walt Disney ideato da Carl Barks nel 1947, Scrooge McDuck, noto a noi come Paperon de’ Paperoni, lo zio avaraccio con tuba e bastone, dotato di uno spiccato senso per gli affari – e ricalcato sul modello del personaggio di Charles Dickens, Ebenezer Scrooge in Canto di Natale – le cui pupille si trasformano nel simbolo del dollaro quando qualcuno gli fa intendere la possibilità di lauti guadagni?

Ingordigia e avarizia certo, ma anche tanta simpatia; e pur incapace di grandi slanci di affetto, cerca almeno di trasmettere ai suoi nipoti l’amore per l’avventura e la fiducia nelle proprie capacità per costruirsi un futuro migliore.

Magari ora il simbolo del dollaro viene sostituito da quello dell’Euro nelle pupille di certi promotori finanziari che sognano facili arricchimenti alle spalle dei camici bianchi. E, visto che le strategie di marketing sono in continua evoluzione, suggeriamo a questi sedicenti benefattori una variante pubblicitaria, un’offerta promozionale cumulativa: “denuncia tre medici, il quarto lo aggrediamo noi, magari al Pronto Soccorso, gratis!” Ma sì, perché no? Questa potrebbe essere la nuova strategia pubblicitaria. Forse un po’ aggressiva, ma che importa! I medici sono abituati ormai ad aggressioni quotidiane.

Fra le campagne denigratorie più chiacchierate, come i cartelloni pubblicitari con i medici in manette, con donne vittime di stupri con alle spalle un camice bianco a significare cosa non è del tutto chiaro, quella con la Bonaccorti, scelta come testimonial da una di queste società che propongono assistenza legale anche gratuita, ha fatto più scalpore perché arrivata nelle reti tv pubbliche e private, nelle radio e addirittura ha girato per WhatsApp. Così ha affermato nel video: «A tutti può capitare di sbagliare, anche agli ospedali. E in questi casi tutti hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno chiama…». La presentatrice, contattata dall’ANSA, ha spiegato in seguito di essere ‘sorpresa’ e ‘dispiaciuta’ dalle reazioni allo spot, che dice di aver girato in totale buona fede e ‘mai avrebbe pensato di offendere un settore che per lei è sempre stato molto importante’. Per questo, ‘sarebbe pronta a farne un altro per dare spazio anche alle denunce dei lavoratori della sanità’. È intervenuta anche la Rai, che ‘ha sottoposto all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) per una opportuna valutazione lo spot pubblicitario’. Fino al termine del processo lo spot è stato sospeso, la messa in onda però è ripresa, l’interesse economico ha prevalso, per quanto la si voglia mettere meglio di così. Non ha mai arretrato il presidente di quella società di consulenti che aveva contrattaccato: «Penso che il Ministro Grillo sia d’accordo sul fatto che sia necessario difendere il diritto del soggetto debole. La casta invece penso che sia in grado di difendersi da sola».

La casta? Quale casta? Quella dei medici? Quella di chi salva migliaia di vite ogni giorno, anche in condizioni di estremo disagio e nessuno ne parla? Grazie ai nostri medici, la sanità del Paese Italia non ci fa annoverare come parte del terzo mondo, al contrario è al terzo posto nel mondo per la qualità delle cure mediche, che – teniamo a sottolineare – sono gratuite anche per coloro che giungono nel nostro Paese senza documenti, a bordo di un barcone dai paesi del Mediterraneo.

È necessario diventare consapevoli che, a fronte dei milioni di atti medici eseguiti ogni giorno e ogni notte, tutti i giorni dell’anno, i casi accertati di malpractice sono davvero una percentuale ridottissima, e che, nonostante il 90% delle cause di risarcimento finiscano in un nulla di fatto, contribuiscono tuttavia ad aumentare il clima di tensione in cui lavorano gli operatori sanitari. Ci facciamo solo del male come cittadini e come collettività, solo perché qualcuno ha interesse a scatenare una corsa al risarcimento con lo slogan che ‘tanto provarci non costa nulla’. Di questo passo i medici faranno la fine del Dodo.

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