19 Agosto 2022

I valori segreti di Babbo Natale

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Il 21 settembre 1897 sul New York Sun un giornalista rispose ad una bimba che aveva chiesto se Babbo Natale esistesse “Sì, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse!”.

di Andrea Marcheselli

 

Il 21 settembre 1897 sul New York Sun un giornalista rispose ad una bimba che aveva chiesto se Babbo Natale esistesse “Sì, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse!”.

San Nicola è uno dei santi più amati e venerati nel mondo, unisce cattolici e ortodossi, vanta numerose leggende e miracoli, le sue reliquie, conservate a Bari ed a Venezia, sono ancora motivo di contesa con la Turchia che ne chiede la restituzione dopo che furono trafugate da Myra nel 1087 da alcuni marinai baresi.

È così popolare da aver ispirato la figura di Babbo Natale per un famoso episodio, allorché imbattendosi in un nobile caduto in miseria e che per tal motivo stava per avviare le figlie alla prostituzione, lasciò scivolare dalla finestra dell’abitazione dell’uomo tre palle d’oro (che ricorrono nell’iconografia classica) grazie alle quali l’uomo poté far sposare le figlie e risparmiarsi l’onta del disonore.

Nacque a Patara in Licia (attuale Turchia) nel 270 e benché la sua figura fu avvolta nel mistero, i biografi ne ricostruirono la vita condendola con dettagli spesso presi da vite di altri santi. Figlio di genitori ricchi rimase orfano da piccolo, fu allevato in un monastero e quando a 17 anni divenne prete, regalò tutta la sua ricchezza ai bambini poveri della sua città. Anni dopo divenne arcivescovo nella vicina Myra, ove morì il 6 dicembre del 343 e nonostante non fu martire, fu fatto Santo, dopo pochi anni. La sua fama rimase confinata in Licia, fin quando tra il VII e l’VIII secolo, nel tratto di mare dinanzi il suo santuario, Bizantini e Arabi si contesero l’egemonia delle coste, e fu così che Nicola divenne riferimento e protettore per i marinai bizantini ed il suo culto si espanse lungo le rotte del Mediterraneo, arrivando a Costantinopoli, a Roma, a Gerusalemme e nel resto dell’Occidente. Il Santo vescovo di Myra, rappresentato come il vecchio porta doni, divenne poi il Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania. Ogni popolo da allora, lo acquisì nella propria tradizione religiosa evocandolo quale difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie, considerandolo unanimemente, patrono dei bambini, delle promesse spose e dei marinai.

È il Patrono della città di Amsterdam e di Bari, dove dal 1089 sono conservate le reliquie trafugate in Licia, nella cripta della splendida Basilica eretta in suo onore. La presenza delle reliquie di un santo in una città, rivestiva sia una importanza spirituale ma anche e soprattutto un indotto economico generato dai pellegrinaggi. Anche se esiste una diatriba su altre reliquie del Santo trafugate successivamente dai Veneziani, che tumularono nell’Abbazia di San Nicolò del Lido e dichiarandolo protettore della flotta della Serenissima, nel 1992 l’analisi del DNA stabilì che quelle ossa erano sì della stessa persona, ma non di San Nicola, i cui resti si troverebbe invece in un tempio intatto sotto la chiesa omonima a Myra (attuale Demre ) in Turchia.

A portare il culto del Santo a Nieuw Amsterdam (New York) furono gli olandesi.

La scristianizzazione di San Nicolaus, da cui Santa Claus, avvenne nel 1823 quando in una poesia A Visit from St. Nicholas, Clement C. Moore, lo descrisse come un signore allegro e paffutello, che viaggiava in cielo su una slitta trainata da renne.

La sua rappresentazione iconografica arrivò nel 1875, quando una pittrice svedese, lanciò una serie di cartoline augurali con le prime immagini di un Babbo Natale moderno, vestito però di verde. Fu infine nel 1930, l’illustratore americano Haddon Sundblom che ne cambiò e codificò definitivamente l’abito in bianco e rosso e la cui scelta non fu casuale, visto che la sua committente era la Coca Cola Company, che utilizzò il classico Babbo Natale come testimonial della sua bibita.   

Forse in origine era alto e magro, ma da tempo appare come un signore di una certa età, molto in sovrappeso anche se con un bel viso allegro e colorito. Dobbiamo dire che nonostante la sua iconica figura nacque grazie alla storica pubblicità della Coca Cola del 1930, Santa Claus fu nel 1936, anche testimonial di una marca di sigarette, le Pall Mall, e quindi il sospetto che sia anche un forte fumatore è fondato. La sua obesità inoltre è un grave fattore di rischio non solo per le malattie cardiovascolari ma anche per cancro e diabete. Se poi è vero che vive in Finlandia, a Rovaniemi, c’è da supporre che la sua dieta non sia tipicamente mediterranea e dunque abbia una alimentazione ad elevato contenuto calorico e di grassi e quindi certamente anche colesterolo e trigliceridi saranno oltre i limiti.

Ma è durante la notte di Natale che mette definitivamente a rischio la sua vita. Entrando nelle case di circa due miliardi di bambini, secondo l’Unicef, è costretto a consumare altrettanti spuntini, un dolcetto accompagnato da latte o da sherry, ed essendo certamente diabetico rischia gravi e fatali conseguenze. Infatti, per quanti milioni di calorie possa bruciare nel suo viaggio, pur calcolando l’altezza dei camini ed il peso dei regali, non potrà mai smaltire tutti gli snack offerti, stimando che ad un bicchiere di latte equivalgono 135 calorie, ed un piattino di biscotti140 calorie.

Ipotizzando che sia alto 1 metro e 80 circa e pesi 110 chili, il suo Body Mass Index calcolato è di 35 e quindi rientra nella classificazione degli obesi con coesistente probabilità di avere una sindrome metabolica, la cui diagnosi è posta dalla presenza di almeno tre delle seguenti alterazioni metaboliche: eccesso di grasso addominale, alta glicemia plasmatica (FPG) a digiuno, Ipertensione Arteriosa, elevato livello di trigliceridi e bassi livelli di lipoproteina ad alta densità (HDL).

La sindrome metabolica o sindrome X o da insulino-resistenza, è una combinazione pericolosa che rappresenta un fattore di rischio assoluto per l’insorgenza di malattie cardiovascolari e di tumori. Pone ad alto rischio di infarto e di ictus ogni individuo con tali caratteristiche e può essere un fattore predisponente per la formazione di diversi tumori: della mammella, della prostata, dell’ovaio, del pancreas, del fegato, del rene e del cervello.

Posto ciò, dobbiamo considerare anche altri fattori di rischio aggiuntivi quali il fumo, lo stress, la sedentarietà, il jet lag ed infine la depressione. 

Secondo l’Unicef, nel mondo ci sono 2.106 milioni di bambini al di sotto dei 18 anni e quindi supponendo che ogni famiglia abbia in media 2,5 di bambini, Santa Claus dovrebbe fare 842 milioni di fermate, percorrendo circa 355 milioni di km in un lunghissimo jet lag, tra il 24 e il 25 dicembre, attraversando 24 zone orarie in 36 ore continuative di lavoro. Anche in tal caso sono comprovati i maggiori rischi per i lavoratori sottoposti a turni notturni per alterazioni dei ritmi circadiani e del ritmo sonno veglia con conseguente aumento di disordini metabolici ed eventi cerebro cardiovascolari. Non dobbiamo poi dimenticare la sedentarietà nei rimanenti 363 giorni dell’anno, in cui smista e legge miliardi di letterine e coordina il lavoro degli elfi, suoi fedeli collaboratori. Durante queste lunghe giornate, spesso nel periodo della lunga notte polare, la depressione potrà ulteriormente peggiorare il suo stato di salute generale. Siamo abituati infatti ad immaginarlo felice ed allegro nel dispensare sogni e giocattoli durante le feste, ma poi rimane solo ed annoiato per il resto dell’anno, turbato spesso nella sua identità, messa continuamente in dubbio dai genitori che per precauzione decidono di sostituirsi a lui nella consegna dei regali. Di certo spesso la tristezza lo assale, anche perché, vivendo vicino al Polo Nord, sarà soggetto alla cosiddetta depressione stagionale.

O forse è possibile anche il contrario, ovverosia che considerati tutti i suoi problemi di salute, tra cardiologo, nutrizionista, diabetologo e psichiatra passi tutto il resto dell’anno tra ambulatori e ospedali e la notte del 25 dicembre sia realmente anche per lui il momento più gioioso in cui dispensare felicità al mondo e dal mondo riceverne. Circa la sua salute però, la notizia positiva l’ha data Maria Van Kerkhove, capo-epidemiologa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel consueto briefing sul Covid-19 lo scorso anno. “Babbo Natale è immune al coronavirus e potrà viaggiare per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo”. La dottoressa ha proseguito: “Comprendo la preoccupazione per Babbo Natale, dal momento che è un anziano, ma vi posso assicurare che è immune a questo virus. Ci abbiamo parlato.

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