A spasso tra le diete

Questo periodo dell’anno è foriero di buoni propositi tra cui quello di ‘mettersi a dieta’.

Ma quale dieta? Quella della vicina, quella dei VIP, quella trovata su Internet?

Già nel 1820 il pastore presbiteriano Sylvester Graham traeva ispirazione dal movimento per la temperanza, predicando una dieta vegetariana quale cura per l’alcolismo e, cosa molto più importante, quale mezzo per la repressione della lussuria. Per Graham, una dieta insalubre stimolava eccessivamente il desiderio sessuale, irritando così il corpo e provocando la malattia. Nel 1829 inventò anche il pane di Graham, la cui ricetta apparve sul The New Hydropathic Cookbook (New York, 1855), in base alla quale il pane si dimostrava essere fatto con farina non setacciata senza additivi chimici quali allume e cloro i quali, affermava Graham, lo rendevano insano. Graham credeva che il pane sodo fatto di farina integrale grossolana fosse molto più nutriente e salutare.

Horace Fletcher, conosciuto come il ‘Grande Masticatore’, si autoproclamava esperto di nutrizione ed affermava che i cibi dovevano essere masticati dalle 100 alle 700 volte (!) prima di essere ingoiati. Questa tipologia di dieta è stata presa in considerazione dalle associazioni mediche, e due illustri seguaci di questa dieta furono John Rockefeller e Franz Kafka. Ma questa dieta, oltre a risultare noiosa, causava stipsi ostinata ed Henry James, dopo un iniziale entusiasmo, riferiva disgusto per il cibo.

Il mondo dello spettacolo, Hollywood, fu una grande vetrina per le mode dietetiche. Il primo guru delle diete ad Hollywood fu Benjamin Gayerlord Hauser, che annoverava tra i suoi seguaci Greta Garbo. Alla ovvia restrizione dietetica associava succhi di frutta, germe di grano, noci, melassa nera, yogurt e lievito di birra.

Altra dieta estrema prodotta da Robert Cameron, un fotografo aereo, è la Drinking Man’s Diet. Dieta ad alto contenuto proteico e di grassi, a basso contenuto di carboidrati perché per mantenere la propria mascolinità gli uomini dovevano mangiare cibi virili. È la dieta che ha aperto la strada alle diete iperproteiche tipo Atkins e Dukan. La particolarità consisteva nel fatto che i drink alcolici potevano essere consumati liberamente.

Ma la più famosa dieta hollywoodiana è sicuramente la dieta di Beverly Hills, creata da Judy Mazel. Cinque settimane di frutta e a seguire lenta reintroduzione degli altri principi alimentari, con regole precise sull’abbinamento: la frutta doveva essere mangiata sempre da sola, non bisognava associare proteine e carboidrati, la birra era considerata un carboidrato, il vino era considerato come frutta, mentre lo champagne era neutro, e poteva essere consumato liberamente.

Nel 1930, presso la Duke University, fu ideata la Dieta Riso, realizzata per migliorare il controllo della pressione e l’insufficienza renale. Il riso, alimento base, poteva essere mescolato con frutta, succhi di frutta e vitamine (circa 2000 calorie al giorno). Nella maggioranza dei casi si otteneva una riduzione dei valori pressori, ma con l’avvento di farmaci antipertensivi più potenti tale dieta perse la sua caratteristica.

Dal filosofo giapponese, George Ohsawa, deriva l’approccio multifattoriale alla base della Dieta macrobiotica. Per la prima volta si parlò di yin e yang e di relazione tra opposti, ed i cibi vennero suddivisi in cibi che formano acidi e cibi che formano basi. La dieta prevedeva cibi poco lavorati, a km zero, e di origine biologica: 40-60% cereali, 20-30% vegetali, 5-10% legumi, 5-10% alghe, oltre a spremute di frutta, carne bianca, pesce, semi e noci. Fu indicata per molto tempo come dieta anti-cancro, ma nel 1972 l’American Cancer Society mise la parola fine a queste affermazioni, definendo questa dieta pericolosa per la salute e non benefica per i pazienti oncologici.

Fra le più recenti mode in fatto di dieta, la Dieta del paleolitico, prodotta dal gastroenterologo Walter Voegtlin, ha suscitato notevole interesse. Si tratta di una dieta ad alto contenuto proteico, comprendente tutti i cibi purché non processati, alimentandosi così come i cacciatori del paleolitico. Nonostante la documentata carenza di calcio, sembra mostrare potenziali vantaggi nel ridurre il diabete e il rischio cardiovascolare.

Alcune diete hanno tratto da studi di cronobiologia la loro conformazione: la dieta Fit for life, ad esempio, definisce il tempo dell’assunzione, dell’assimilazione e dell’eliminazione, con cibi ‘vivi’ (da assumere a pranzo) come frutta fresca e vegetali, e cibi ‘morti’ (da assumere a cena) come carne e amidi. Non vi sono dati clinici che evidenziano benefici, mentre sono documentate carenze vitaminiche e di calcio e minerali.

L’ipotesi invece della diversità delle persone e della loro diversa sensibilità agli alimenti è stata testata dalla Dieta dei gruppi sanguigni, pubblicata nel 1996 dal dott. Peter D’Adamo. Valutata inizialmente con scetticismo, ha mostrato, dopo un trial svolto presso l’Università di Toronto, effetti favorevoli sull’assetto cardiometabolico, indipendentemente dai genotipi ABO.

Gli aspetti più recenti delle diete hanno chiamato in gioco il microbiota intestinale, che se presenta un quadro di disbiosi, con una prevalenza di batteri accumulatori, induce un incremento del peso corporeo. Una flora batterica in forma contribuisce ad evitare gli attacchi di fame, equilibra il senso dell’appetito e favorisce il senso di sazietà.

Sicuramente, molti sono alla ricerca della dieta perfetta, o meglio dell’alimentazione perfetta, adatta a farci stare bene e a mantenerci in forma. L’importante è evitare maghi, marketing estremo e prodotti spacciati come ‘magici’, sempre alla ricerca della formula adatta per la fatidica prova costume.

Mara Piccoli

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