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raffreddore

La rinite allergica, o ‘raffreddore da fieno’, è un’infiammazione delle mucose nasali dovuta ad una sostanza (allergene) nei confronti della quale il sistema immunitario di alcune persone reagisce in maniera impropria, producendo anticorpi specifici IgE che si legano ad altre cellule del sistema immunitario (mastociti). Questi ultimi rilasciano l’istamina, la quale va a stimolare le terminazioni nervose provocando, di conseguenza, la sensazione di prurito e di starnuto, richiamando inoltre plasma nei tessuti così da causare l’insorgenza di edema. La sintomatologia è improvvisa ed acuta con prurito nasale, salve di starnuti, naso chiuso, scolo nasale acquoso, lacrimazione, cefalea e sinusite.

La primavera ha le condizioni climatiche ideali per l’insorgenza di tale patologia a causa dell’innumerevole quantità di pollini che viene rilasciata nell’aria, trasportati dal vento e dagli insetti. Una percentuale variabile della popolazione (tra il 10% e il 30%, su base regionale), risulta affetta da rinite allergica. Quest’ultima può essere da lieve, a moderata, a grave in base all’entità e gravità dei sintomi e all’impatto che può avere sulla qualità della vita. La sua insorgenza è legata ad una predisposizione familiare. Una patologia già riportata nei papiri medici del 1500 a.C. e nell’opera di Ippocrate, dove vengono riportati quadri clinici – chiamati Koriza (Kara, ‘testa’ e Zeo, ‘infiammare’) – caratterizzati da abbondante secrezione nasale, starnuti ripetuti e bruciore agli occhi.
Rezes, medico arabo del nono, secolo descrisse il ‘catarro delle rose’ caratterizzato da starnuti e lacrimazione. Bisognerà aspettare Leonardo Botallo, nel sedicesimo secolo, che descrisse questa sindrome di ipersecrezione nasale dovuta a pollini di diversi fiori. Nel 1900 sorse a Londra presso il St. Mary’s Hospital il primo ambulatorio di allergologia e nel 1906 viene utilizzato per la prima volta dal dott. Clemens von Pirquet il termine ‘allergia’ per indicare un insieme di sintomi dovuti ad una risposta esagerata dell’organismo dopo l’esposizione ad alcune sostanze inalanti.

La terapia è sintomatica durante la fase acuta, nel periodo di apparente benessere è consigliato l’utilizzo di vaccini desensibilizzanti. Anche per questa patologia ‘fastidiosa’ viene in aiuto la fitoterapia e l’omeopatia da utilizzare da sola oppure in associazione alla terapia allopatica.

RIBES NERO (NIGRUM) – è una pianta della famiglia delle Sassifragacee. Presenta gemme ricche di oli essenziali, flavonoidi e glucosidi che agiscono come stimolanti delle ghiandole surrenali, inducendole a produrre cortisolo. Questa proprietà cortico-simili stimolano la produzione di steroidi surrenali che vanno a stimolare la conversione delle proteine in energia, ad eliminare l’infiammazione e ad inibire la produzione di IgE. Possiamo quindi parlare di attività antinfiammatoria naturale e antistaminica.

NUX VOMICA (o albero della stricnina) – agisce prevalentemente sul sistema nervoso centrale e neurovegetativo, è una pianta originaria dell’India e del sud-est asiatico. Contiene alcaloidi molto potenti e tossici come la stricnina e la brucina.

APIS MELLIFICA – insetto dell’ordine degli imenotteri che, quando punge, inocula, attraverso il suo pungiglione, circa 50 microgrammi di veleno. I suoi principi attivi sono la dopamina, l’istamina, due enzimi (fosfolipasi e ialuronidasi), peptidi tossici come emolisina, una neurotossina e degranulatori dei mastociti.

PERILLA FRUTESCENS – appartiene alla famiglia delle Lamiaceae come il basilico e la menta. Dai semi si estrae un olio ricco di acidi Omega 3 e Omega 6, di vitamina A ed E, di calcio e ferro. Esso è inoltre ricco di flavonoidi che agiscono modulando il livello di IGE e riducendo il livello di istamina.

« Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre».
(Italo Calvino)

Giovanna Rizitiello

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